Pissed Jeans – Half Divorced
Recensione del disco “Half Divorced” (Sub Pop, 2024) dei Pissed Jeans. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.
Vent’anni di carriera, sei album all’attivo e i Pissed Jeans non hanno ancora smesso di sbracare (termine altamente tecnico in uso alla stampa specializzata, ndr). Il trait d’union che unisce la band di “Shallow” (2005) e “Half Divorced” è il rumore tirato a livelli demenziali e quell’innata voglia di prendere alacremente per i fondelli il mondo che li circonda. Cosa differisce? Tutto e niente.
Basta la tripletta iniziale a capire che questo multiverso fetente e virulento va dove cazzo gli pare: Killing All the Wrong People schianta il thrashcore al muro, Anti-Sapio è hardcore enciclopedia con il segnalibro sulla California, Helicopter Parent DNA noise-doomescente. L’andatura dell’infausto quartetto della Pennsylvania è figlio dei Butthole Surfers, ma se di Gibby Haynes (Matt Korvette è il suo degnissimo successore e qui è intento a mangiare e cacare microfoni senza posa) e soci non hanno la stortura pseudo-hippy di certo quella necessità di fare a pezzi il rock alternativo coi pantaloni calati alle caviglie.
L’alta concentrazione di noisepunk’n’roll di Alive With Hate è a rischio overdose, quella al limite del cowpunk di Seatbelt Alarm Silencer pure e la supposta hc L’elenco di città/luoghi immaginari (es.: “Non-existence? Everything’s black“) sciorinato in Everywhere is Bad per sottolineare il concetto espresso nel titolo è punkadelia ignobile che si sporca da capo a piedi di fluidi corporei poco puliti, con cori d’ordinanza e qui sì che coi texani ci sono tutte le similitudini del caso, probabilmente anche a seguito di un test tossicologico, o almeno così si ha modo di capire. Sua gemella d’ignoranza è Junktime, ma più cattiva, più blasfema, dannosa, psicotica, cassa in quattro che poi lancia tutto come un treno pronto a deragliare carico di candelotti di noisedinamite e un basso che massacra.
Moving On sembra uscita da un disco dei Dinosaur Jr se i Dinosaur Jr fossero perennemente sbronzi e in compagnia dei Meat Puppets ed è la giusta chiosa di un album febbrile che, in tempi anestetizzati e puliti solo in apparenza, è una vera e propria boccata di aria putrescente. Respiratela a pieni polmoni.




