Nobraino – Animali Da Palcoscenico
Recensione del disco “Animali Da Palcoscenico” (Baobab Music, 2024) dei Nobraino. A cura di Simone Campolongo.
Il tempo, la musica e le mode corrono velocissime, mutano e si evolvono continuamente. Ma ai Nobraino questo sembra non importare più di tanto e pubblicano, per Baobab Music (distribuzione Universal Music) “Animali da palcoscenico”. Il disco, uscito il primo marzo 2024, è un lavoro vecchio stile e da band navigata a cui a mio avviso manca un po’ di freschezza.
Un disco che sicuramente rafforzerà il legame con i fan della prima ora ma che difficilmente amplierà il loro pubblico. Questo però, non sempre rappresenta un aspetto negativo. La band indie rock, nonostante tutto, rimane infatti fedele alla propria essenza e dopo diversi anni torna in studio e lo fa senza tanti fronzoli, trascinata dall’istinto e dalla voglia di suonare. L’istrionico Lorenzo Kruger ci racconta, con la sua solita verve e talvolta con l’amaro in bocca, l’età adulta appesantita dalla quotidianità e con i sogni ormai ben chiusi nei cassetti. Questa negatività si può scacciare solo con la consapevolezza che c’è ancora molta strada da percorrere, che quello che è stato non può rappresentare un freno. Non sempre almeno.
Glenn Miller rappresenta uno dei personaggi principali del disco: trova spazio infatti nel singolo che porta il suo nome e nel breve podcast che lo precede e che racconta la sua tragica fine. Il video di questo pezzo porta alla luce la metamorfosi del settore live. Il pubblico ormai è sempre più attratto dai grandi eventi, dall’esserci a tutti i costi, dall’essere parte di un qualcosa da condividere sui social per non essere tagliato fuori. Tutto ciò rappresenta, purtroppo, una minaccia per le piccole realtà che spesso mettono a disposizione un palco a chi non riesce a trovarlo altrove. Librerie, bar e circoli stanno pian piano smettendo di proporre certi spazi.
Nuovi generi e nuovi linguaggi stanno conquistando le scene e monopolizzando gli ascolti soprattutto dei giovanissimi ma il songwriting che ha sfondato negli anni tra la fine e l’inizio del nuovo millennio resiste. Trentenni (e non solo) nostalgici, grazie alla musica (a quella musica) cercano di rimanere aggrappati alla giovinezza a suon di canzoni che sono diventate veri e propri inni da cantare a squarciagola. Una generazione legata a band che in Italia hanno fatto la storia del genere, come i Marlene Kuntz, gli Afterhours e i Baustelle, che sono riuscite a rimanere ai vertici senza mai snaturarsi o artisti che hanno cavalcato l’esplosione dell’indie rock a cui forse i Nobraino si avvicinano di più come Marta sui Tubi, Le Luci della Centrale Elettrica, i Perturbazione.
Tornando ad “Animali da palcoscenico”, chiudiamo dicendo che i Nobraino questa volta non hanno portato nulla di nuovo o di innovativo. Ma, parliamoci chiaro, dopo anni di concerti in giro per lo Stivale, una fan base consolidata e sempre presente ai concerti, è davvero necessario rischiare e cercare nuove strade? Lascio a voi la risposta.




