Quando Patti Smith diventò Madre Terra: “Trampin'” compie 20 anni
“Trampin'” è un grande disco che mette in mostra la consapevolezza dell’artista e sputa fuori speranza e desiderio di vivere in una società senza distinzioni. Un disco contro la guerra, contro la violenza, un lavoro che recita il dolore del nostro pianeta, che dopo vent’anni ancora ansima affannosamente.

La vita di Patti Smith è piena di sfaccettature ed esperienze diverse, dalla beat generation alla religione, dall’esistenzialismo fino alle prese di posizione socio-politiche. Quello di Patricia Lee Smith non è solo un canto a piedi nudi, non è un’emulazione di qualcosa di già scritto, ma è un pugno diretto al mondo e a tutte le sue storture. La musica rock, nell’arco di tutte le sue sette decadi, è stata incendiaria ed influente anche grazie alle tematiche di lotta sociale e la Smith è sicuramente una delle interpreti più importanti in questo senso.
L’universo poetico di Patti Smith ruota attorno alle glorie di Allen Ginsberg, ai drammi di Jack Kerouac e alle liriche di Williams Burroughs. Ma il suo vero maestro di dannazione è Arthur Rimbaud, “il primo poeta punk” a cui ha dedicato il suo secondo album “Radio Ethiopia” del 1976, un ode all’hard rock più primitivo di quegli anni (“Everything I’ve done I’ve done for you“). Dopo tutto questo, la Smith andò oltre il cosiddetto “bel canto”, intraprendendo la via di un nuovo stile che comprendeva acuti potenti e strazianti e movimenti spasmodici sul palco, che richiamavano un certo Jim Morrison, ma declinato al femminile. La Patricia che tutti conosciamo e amiamo si è sempre mostrata in questo modo, una tigre del rock sempre pronta a tirare fuori gli artigli, più per bisogno che per scelta. La fuori c’è un mondo che non le appartiene e il rock è l’unico messaggio che reputa incisivo. Le vesti con il passare del tempo sono cambiate: abbandona la religione, in particolare il mondo dei Testimoni di Geova all’interno del quale è cresciuta e gli insegnamenti della Bibbia propinatigli dalla famiglia, si relaziona con i monaci buddisti e inizia un percorso naturale il cui messaggio e fine ultimo e la comprensione della vita e del suo valore.

In qualche modo il suo nono album “Trampin’“, che compie 20 anni, riporta in auge questa sua voglia di esprimersi con naturalezza, trascendendo il concetto di donna rock, mettendo in atto l’essenziale della musica e della vita. Debutta per una nuova etichetta che è la Columbia/Sony, e la lineup è composta dal fidato chitarrista Lenny Kaye, il batterista Jay Dee Daugherty, più Tony Shanahan al basso e alle tastiere e Oliver Ray sempre alla chitarra: formano la giusta squadra e creano un’atmosfera da salotto, con l’unico scopo di svecchiare l’epoca “seventies” a cui forse è rimasta troppo avvinghiata. La Smith é in forma ed è ancora vogliosa di essere la matriarca del cantautorato rock.
L’iniziale Jubilee è un anthem politico in cui la celebrazione del Giubileo diventa sinonimo di ricordo e protesta allo stesso tempo, con una piccola partecipazione della figlia Jessica. Tra i brani contenuti c’è anche Radio Baghdad, improvvisata in studio con Oliver Ray, in cui Patti immagina una mamma irachena che canta una ninna nanna al figlio una notte, mentre cadono le bombe.
Ho scritto queste canzoni in risposta ad eventi dai quali mi sono sentita oltraggiata: vengono compiute ingiustizie contro i bambini mentre i giovani uomini e le giovani donne vengono incarcerati. Sono un’americana e le tasse che pago vengono utilizzate per finanziare paesi come Israele che bombardano inermi cittadini, civili, in città come Kana. È terribile. È una violazione dei diritti umani.
Un altro bellissimo brano è Gandhi, in cui la nostra Patricia racconta la speranza e la saggezza dimostrata negli anni dal filosofo indiano, soprannominato nella canzone “Little Man”. Nove minuti di verbi sacri e invocazioni rock, una canzone che è anche una preghiera, lontana però da dogmi imposti.
“Trampin’” non è un capolavoro, ma è un grande disco che mette in mostra la consapevolezza dell’artista e sputa fuori speranza e desiderio di vivere in una società senza distinzioni. Un disco contro la guerra, contro la violenza, un lavoro che recita il dolore del nostro pianeta, che dopo vent’anni ancora ansima affannosamente. È il terzo occhio di Patti Smith, una visione che racconta anche quello che i telegiornali non dicono e che soltanto la musica più coraggiosa può fare.

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