Omar Souleyman – Erbil

Recensione del disco “Erbil” (Mad Decent, 2024) di Omar Souleyman. A cura di Riccardo Milasi.

Erbil”, prodotto da Mad Decent, è per noi l’ennesimo passo all’interno del mondo del produttore Siriano Omar Souleyman, della sua voglia di far cultura sonora come forza della natura.

Artista d’impatto nelle sue produzioni, votato all’illusionismo, congiunzione carnale che miscela antico e tradizione dandogli una scossa, il suo è un sound fresco e sempre voglioso di attingere dall’evoluzione del suo modo di comunicare, sempre tumultuoso. Collaborando con ogni tipo di artista, Omar Souleyman dimostra polivalenza e senso di comunità e convivialità musicale e umana che l’hanno fatto approdare fino ad Erbil, capitale della regione curda in Turchia, da cui l’album prende nome. C’è un senso imminente e urgente nel raccontare il proprio viaggio attraverso la Dabka, la danza tipica mediorentale che da sempre anima le produzioni del produttore siriano. Azione e riverbero, la Dabka è accessorio per la propria rigenerazione mentale sotto forma d’onda d’urto.

Fin dall’intro dell’album con Yal Harak Qalbe, si viene catapultati in una testimonianza on the road arrembante, quasi a voler cogliere ogni granello di terra, essenza del suo essere minimalista e allo stesso tempo sfarzoso. È un urto che prende voce attraverso synth con eco e rimbalzi arabeggianti, sfociando in testi (Rahat Al Chant Ymme) che hanno un sentimento parafrasato e ben connotato dalla sua ricerca di stabilità e senso di appartenenza a lui estraneo, tanto che è attraversato dalle esperienze altrui:

La tua tranquillità, madre mia, mi fa dimenticare ogni
preoccupazione, la tua pace, madre mia, mi fa dimenticare ogni
preoccupazione, io non posso dimenticarla, il suo amore è inciso

Omar Souleyman è un personaggio che non potrà mai fare a meno d’impressionarci per ritmo, volontà e storia, voglia di mettersi in gioco in mix tarantolato ispirato dal mondo che lo circonda, con uno stile oramai divenuto marchio di fabbrica e che si riflette nei suoi timidi occhiali da sole che hanno ancora tanto da raccontare.

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