Tom Skinner – Voices of Bishara Live at MU

Recensione del disco “Voices of Bishara Live at MU” (International Anthem, 2024) di Tom Skinner. A cura di Massimo Quarti.

Music never stops. It’s you who is stopping it. It’s you who is ending.

Don Cherry

Recentemente ho sentito dire che del jazz è rimasto solo qualcuno che lo fonde con l’hip hop. Se siete di questo avviso vi vorrei fermare subito e dire che ciò che affermate era vero per lo 0,01% delle produzioni in un contesto di 35 anni fa. Oggi è diverso, oppure, oggi stiamo tornando a suonare e ascoltare ciò che ha più significato, che è sempre stato più rilevante e autentico, numerose sono le testimonianze a questa mia affermazione, molte di queste ruotano attorno a instancabili e straordinari musicisti come Tom Skinner, già batterista nei Sons of Kemet e recentemente anche negli Smile di Thom Yorke.

Siamo di fronte alla versione live di “Voices of Bishara”, uscito nel novembre del 2022 ed è in questa versione live che possiamo sentire la vera essenza del progetto, perché qui “Voices of Bishara” trova la propria voce: quella dell’improvvisazione, quella della dimensione live, dove la musica non ha inizio e non ha fine ma è il fluire di creazione. I pezzi di “Voices of Bishara Live at MU” ripercorrono per gran parte la scaletta dell’album in studio con la differenza che in questa dimensione i pezzi diventano quasi inincasellabili, in movimento, reali nell’impossibilità di essere rimandati, rivisti, ripensati.

Voices of Bishara Live at MU” è un’occasione particolare fermata su file e, come le migliori interpretazioni di album free jazz o di musica modale non possono essere ripetuti. E’ l’incessante movimento, quello dove la composizione migliore è sempre la prossima e in questo disco l’attività creativa serve per restaurare un etica del sé attraverso sforzi creativi e profondissima onestà intellettuale.

Non escono tutti i giorni testimonianze di live come “Voices of Bishara Live at MU e dobbiamo solo ringraziare Tom Skinner per il coraggio di muoversi su una forma d’arte basata sull’improvvisazione, costretto quindi a tradire ciò che inventa e ad esistere solo nel momento dell’esecuzione. Perciò grazie Tom Skinner di averlo registrato, consapevole di creare così un paradosso: un’opera che può esistere solo nel presente potrà essere ascoltata in eterno.

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