Vampire Weekend – Only God Was Above Us
Recensione del disco “Only God Was Above Us” (XL Recordings, 2024) dei Vampire Weekend. A cura di Riccardo Milasi.
Affresco che arriva dopo una lunga pausa di Ezra e compagni, in “Only God Was Above Us”, firmato XL Recordings, i Vampire Weekend provano a far rifiorire qualche effervescenza passata, caricando di vibrazioni positive ogni pezzo.
È un pop articolato quello dei Vampire Weekend, che flirta giocosamente con il mondo della classica contemporanea in un flusso di addobbi studiati alla perfezione e che in molti casi oscurano la caratura vocale, che per quanto si eserciti è flebile (Classical).
La band Newyorkese esercita con una franchezza spassionata la capacità musicale di creare ancora una volta melodie corali e fermenti giovanili, influenze e carezze ad ampio raggio. Si può rintracciare all’interno dell’ennesimo successo la loro capillarità uditiva, ritmo e dance con quel pizzico di romanticismo vintage che è porta, accesso e ponte tra più stili (Connect, appunto).
Una sorta di sunny rock tridimensionale (The Surfer), singolare sovraccarico di materiale da studiare. Guardrail mobile di una vita fin troppo piatta, pezzo dopo pezzo compone un puzzle colorato nei cui fronzoli si annida un bel barocco, che però non appesantisce la scena.
“Only God Was Above Us” va controcorrente, ravviva gli animi rock toccando con mano uno spettro musicale senza problemi di derive, ingenuamente allegro estrae nuove carte dal mazzo dei Vampire Weekend, casual e trendy, volenterosi strumentisti che lasciano il lato oscuro ad altri per metter luce anche nelle cose più piccole e semplici.




