Mount Kimbie – The Sunset Violent
Recensione del disco “The Sunset Violent” (Warp Records, 2024) dei Mount Kimbie. A cura di Riccardo Milasi.
“The Sunset Violent”, per Warp Records, è un dirompente vaneggio, rampa di lancio, corsia di accelerazione, tuffo di testa in un unione di anime, anime rock shoegaze, anime elettrizzate, accensioni vivaci alternate a turbolenze karmiche, echi esperienziali. Il duo inglese Mount Kimbie rodato, sfodera manualità e artigianalità di pensiero sfociando in prodotto musicale gourmet.
Virtuoso bagno nostalgico fatto di suoni fluttuanti, viaggi metaforici, e lamenti ridondanti. Ritmo di natura psych, avvolto in nubi dream. L’alba di Dumb Guitar è un confronto diretto con mari agitati, occhi girevoli, sogni sfreccianti, tramonti accecanti. Synth le cui pause si operano per legare, veraci evoluzioni e involuzioni. Ci troviamo catapultati nel mondo sconfinato che li circonda, nel loro modo e approccio di raccontarsi, rintracciando i primi Tame Impala e allo stesso tempo ammiccando ad uno shoegaze zen, miscela di elementi, voci pure e oscurate.
Attitudine di un’opera, quella di “The Sunset Violent”, che pezzo dopo pezzo galleggia tra stimoli e nuove perversioni, come punte affilate attraverso cui il risveglio è repentino, come in Shipwreck:
Now is there someone you need?
Maybe someone unique
Is it someone you need?
Is there someone you need?
I think there’s someone you need
Let me go
Is there someone you need?
Maybe one thing you need?
Let me know
If there’s someone you need?
La presenza del King (Krule) è solo la ciliegina sulla torta di quella fantasticheria unica che è “The Sunset Violent”. Un album che va in profondità, quasi a sintetizzare ogni passo corporeo su questa terra.
Un tramonto, un paesaggio che ricorda rinascita dopo un nubifragio, una violenza da dimenticare velocemente, voglia di sbilanciarsi alle prime luci di vaneggianti tramonti. Viaggi nel tempo, viaggio musicale.
A Figure in the Surf, anni 80, dove sottofondi vocali che ci rimandano a ricordi frenetici. Natura e uomo componenti dello stesso spazio, vita che prende forma in didascalie facilmente immaginabili e allo stesso esemplificative delle emozioni stesse. Formulario di sorprese ad ogni brano, lunghe passeggiate che arrivano all’intimo. Una nuova contemporaneità cervellotica e disarmante, composta e allo stesso tempo colma di casualità quotidiana. Calore delle labbra lascia spazio e punti d’incontro con fresche zone di comfort (Yukka Tree).
Un fiume di pensieri in piena, che rafforza la posizione dei Mount Kimbie sulla lista di cose da fare. Ovvero ascoltarli.



