SQÜRL – Music for Man Ray
Recensione del disco “Music for Man Ray” (Sacred Bones Records, 2024) degli SQÜRL. A cura di Massimo Quarti.
Tra un uomo e un altro uomo c’è una differenza maggiore che tra due animali di specie diversa
Michel de Montaigne, filosofo umanista del XVI secolo
Il progetto degli SQÜRL, ovvero Jim Jarmusch e Carter Logan, di musicare i film di Man Ray nasce più di otto anni fa, da allora hanno tenuto diverse esibizioni tra Europa e Stati Uniti mentre “Music for Man Ray” è il risultato di un live registrato al Centre Pompidour nel febbraio del 2023 e consiste nella colonna sonora di quattro cortometraggi muti girati dal celebre fotografo surrealista e che sono prossimi al centesimo compleanno.
Tenete presente l’intenzione di questo lavoro. Gli SQÜRL non sono i primi a cimentarsi nell’operazione di musicare i film di Man Ray: più compositori hanno tentato di fare del loro meglio, alcuni improvvisando le musiche scrivendole di getto in un’ora e mezza e quindi cercando non solo di abbinarsi all’opera ma di immaginare quali suoni potessero essere generati da quelle immagini, altri hanno sperimentato effetti e rumori, sempre cercando di far parte di quell’ absurde, del surreale.
Gli SQÜRL hanno usato un approccio diverso, quello dell’accompagnamento, usando rispettosamente suoni, riff e percussioni contemporanee, hanno scelto l’umiltà di fronte ad un’inarrivabile opera d’arte. “Music for Man Ray” è dunque un avvicinamento, che più sostiene e rispetta un’opera come “Le Retour à la Raison”, un girare attorno a un centro sapendo che trovare questo centro di significato sta proprio nel percorso. I due amici hanno capito ciò che sosteneva Salvador Dalì, e cioè che i geni non sono simili al resto dei comuni mortali, non solo nella mente e neanche nel corpo, “nel sangue, nel sonno e nelle unghie”.
I suoni di Jarmusch e Logan si appoggiano alle immagini, non pretendono di ricrearle, le accompagnano, che siano forme geometriche in movimento o il corpo nudo di Kiki de Montparnasse. È uno dei manifesti del surrealismo, è inattuale, non subisce il tempo perché esula dai contenuti condivisi; la musica non può essere il film, infatti, per dirla con le parole di Logan: “Siamo contenti di essere il gruppo spalla di Man Ray”, la spalla, un semplice sostegno.
“Music for Man Ray” si posiziona idealmente tra il “Dead Man” di Neil Young e il “Paris, Texas” di Ry Cooder con qualcosa in più: prende alcune intenzioni dell’ artista surrealista per accostarsi e magnificarne l’intento poiché è l’uomo al centro dell’opera di Man Ray e la capacità della sonorizzazione degli SQÜRL è l’introspezione, la visione libera da pregiudizi, privando l’uomo della schermatura per trovarlo nudo, in un diario di viaggio dell’assurdo, tensione e distensione, l’abbandono del tempo normale, una percezione laterale della quotidianità, una fascinazione dell’inconoscibile, come recita l’epitaffio: “noncurante ma non indifferente”. Buon ascolto.




