SXRRXWLAND – Anima Macchina

Recensione del disco “Anima Macchina” (Asian Fake, 2024) dei SXRRXWLAND. A cura di Tommaso Mosole.

Sxrrrxwland o Sorrowland? È questo il dilemma.

Il trio formato da Osore, Gino Tremila e Giovanni Vipra torna sulla scena dopo il classico periodo di pausa che è lecito prendersi, anche se soltanto dopo qualche anno di carriera, e lo fa con “Anima Macchina”. Il titolo dell’album non mente, perché dal primo all’ultimo brano si staglia l’idea semantica che c’è dietro il nuovo lavoro dei Sxrrrxwland, un mondo sonoro digitalizzato in cui risuonano versi romantici, generazionali, a volte angosciosi. 

blessami è il pronti-via che fissa il sound del disco, una miscela di synth che strizzano l’occhio ai suoni underground dell’ultimo ventennio, mentre cassa e rullante sintetici corrono dritti per dritti. anima macchina si sviluppa su un copione molto simile, giocando con le parole e le rime: “Maledetto il diavoletto che ci ha fatto litigare/Benedetto quello che ci ha fatto fare pace”. A chiudere il rush iniziale c’è kurushi, ma solo per alcuni secondi, perché poi la frenesia ritmica riprende, accelera: “Voglio solo accelerare solo accelerare/finché niente mi fa male”. Segue occhi temporale, dove un synth cattura le basse frequenze, altri quelle più alte, nel mezzo le voci colpiscono come fendenti. felice nemmeno combina drum machine e bassi acidi. Qui la sezione ritmica insiste su sonorità più noise, punto distintivo di questo disco e in generale dei Sxrrrxwland.

forbici invece inserisce un elemento diverso e interessante, ovvero il sampling di voci su cui si appoggia gran parte del brano, sostenuto da un groove drum and bass, più altri campionamenti distorti nei ritornelli che assieme al coro di voci dritto per dritto fanno un pezzo riuscito: “È una vita che corro con le forbici in mano”. essere brintey ripropone, e questo è un fil rouge in “Anima Macchina”, le sonorità che hanno trovato molta fortuna nel primo decennio del ‘2000, con cui il trio romano sigla un accordo nostalgico non scritto. Il risultato è buono. Francesca sott’acqua è la ballad, sì, c’è anche la canzone lenta, triste, romantica. Si svuotano le batterie, si odono gli archi, la produzione vocale è perfetta per lo scopo. I ritmi forsennati non possono però che riprendere con speedrun, traccia che scorre rapida come le vere speedrun videoludiche. Alla chiusura ci pensa ma tu no, che inizia con un bel crescendo moderno, anzi contemporaneo, più che apprezzabile, esplode un po’, poi torna al principio, poi esplode più forte, fino a concludersi: “Ma tu no”.

“Anima Macchina” nel complesso è un ottimo lavoro, concettuale, coerente, sicuramente identitario. I Sxrrrxwland hanno idea di quello che stanno facendo. Piaccia o meno, l’underground oggi passa per di qua e non si ferma, anzi, accelera facendo rumore.

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