Zu – The Lost Demo
Recensione del disco “The Lost Demo” (Subsound Records, 2024) degli Zu. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.
Quando li vidi per la prima volta dal vivo di spalla alla Fantômas Melvins Big Band gli Zu erano in giro già da undici anni. Quella che per me fu una rivelazione assoluta, per tanti altri era un percorso già avviato. Per i diretti interessati un’onda di terrore sonoro che aveva già all’attivo parecchi album, tutti marchiati da un furore dissacrante che prendeva il largo da qualsiasi altra cosa accadesse in Italia all’epoca.
Ascoltando “The Lost Demo”, che è letteralmente quel che dice il titolo stesso, ossia il primissimo lavoro di Luca T. Mai, Massimo Pupillo e Jacopo Battaglia, registrato su cassetta e mandato in giro al punto da perderne traccia loro stessi, fino alla ricomparsa di una singola copia di cui ora possiamo godere, si intuisce che già nel 1996 gli elementi che poi andranno a formare il devastante debutto “Bromio” c’erano non solo tutti, già divampavano d’urgenza.
La prima versione di Cane Maggiore era già un treno merci jazzcore, con più punk nelle vene. Punk, o meglio, hardcore, oltremodo alienato che riempie ogni singolo anfratto, fatto di incursioni deliranti, astrazioni psicotiche, materia math squagliata e resa di nuovo solida dalla strabordante sezione ritmica Pupillo–Battaglia e digressioni noise coiliane (di ritorno svariati anni più tardi), tese e incastrate in una dimensione tanto mistica quanto oscura che allargano lo spazio interiore grazie alla distorsione temporale messa in atto dal sax di Mai facendo di Film nero l’apice della prima prova di una band che corre senza rivali.
Una delizia che non poteva mancare nelle nostre collezioni senza fine e alle nostre orecchie innamorate del trio ma che acuisce ancor di più il desiderio di un nuovo lavoro.




