Ascoltare gli Zu è come appoggiare le orecchie al suolo e connettersi con l’entità mistica che governa i movimenti tellurici. Hanno una loro forza superiore che trascende il significato stesso delle cose. Non li puoi spiegare, l’unica cosa che si può fare è rimanere inermi ad assorbirne le vibrazioni. Lo stesso si può dire dei Ruins. La differenza sta solo nell’unità di misura.
Nell’intervista fatta a riguardo Luca T. Mai ci tiene a specificare che per loro i Ruins sono un riferimento. In “Jazzisdead” abbiamo due campi magnetici che si attraggono e influenzano come pianeti. Era comunque solo questione di tempo prima che la collisione avvenisse, ed è avvenuta con il tour che ha visto Tatsuya Yoshida (batterista fondatore dei Ruins) suonare assieme a Massimo Pupillo e Luca T. Mai in giro per l’Europa fino ad arrivare al Bunker di Torino dove si è svolto il festival Jazz Is Dead. Come suggerisce il titolo del disco le registrazioni sono state fatte durante il live al Bunker. Più ci si pensa e più si rimane pietrificati dall’assurda precisione in cui vengono suonati i brani.
Il disco contiene tracce rivisitate sia di Ruins che di Zu, scelte mosse per gusti personali dei vari componenti così da formare una scaletta dove compaiono più che altro i primi lavori delle rispettive band. Per gli Zu si pesca sopratutto da “Bromio” e “Igneo” mentre per Ruins si va da “Burning Stone” a “Hyderomastgroningem”. Non sto ad elencare i titoli delle tracce perché voglio lasciarli scoprire a voi durante l’ascolto. Pietrificatevi, disintegratevi e costruite uno strato di sedimento calcareo con ciò che rimane attorno a voi in modo da proteggere la vostra anima da ciò che non parla la lingua dell’universo.
RuinsZu è un albero che genera frutta dalla buccia dura ed irregolare. Provate a mangiare quella che lasciano cadere a terra ed i semi vi germoglieranno dentro.