Fat White Family – Fogiveness Is Yours
Recensione del disco “Forgiveness Is Yours” (Domino Recording Company, 2024) dei Fat White Family. A cura di Alessandro Piccin.
“Any band worth its salt is a machine for cultivating and harbouring cracked souls.”
È il 2014 e un gruppo di teppistelli inglesi strisciano fuori da uno squat nei sobborghi di Londra per scioccare l’annoiata scena indie con un rock intriso di dark humor e sudici live shows. Parlo di un frontman strafatto di ketamina che poga nel fango in Spanx color carne. Una formula irresistibile, che permette ai Fat White Family – questo il nome del malsano collettivo in questione – di assicurarsi in relativamente poco tempo uno headline show alla storica Brixton Academy. Segue un turbulento meltdown, alimentato dall’improvviso successo (Tastes Good With The Money canteranno poi) e dal pesante uso di narcotici. Ma non tutto è perduto.
Arrivano infatti l’inaspettata firma per la major Domino e la nascita di “Serf’s Up” (2019), il loro album in un certo senso “definitivo”, efficace miscuglio di art-rock e alt-pop (qui la nostra entusiastica recensione: ). Neanche il tempo di organizzare il primo tour mondiale che il sogno di una personalissima British Invasion viene però infranto dall’arrivo della pandemia. Prendono così forma svariati side-projects dell’universo FWF: Warmduscher, Insecure Men, The Moonlandingz. Dal canto suo, frontman Lias Saoudi decide di spostare la propria bussola artistica verso lo scriptorium, pubblicando svariati articoli giornalistici e persino un’autobiografia della band, “Ten Thousand Apologies: Fat White Family And The Miracle Of Failure”, co-edita dall’autrice e giornalista inglese Adelle Stripe.
È in queste circostanze che prende vita “Forgiveness Is Yours“, un disco che purtroppo suona stanco, la cui concezione è stata “a fucking marathon of weirdness, dysfunction and interpersonal mess”. Si tratta di un lavoro figlio prima di tutto dell’estro di Lias Saoudi e della sua ritrovata passione per la prosa, pieno zeppo di parentesi in spoken words (dall’opener The Archivist all’eccellente monologo electro-freak-funk Today You Become Man) e di lunatici, quasi schizofrenici, cambi di marcia, che forzano svarioni ossessivo-compulsivi (Polygamy Is Only For The Chief) e dolcissime parentesi da piano bar anni Venti (You Can’t Force It) a convivere nello stesso spazio creativo.
Se da un lato riconosciamo sicuramente le lezioni del precedente “Serf’s Up!“, che ritroviamo nell’energia di Bullett Of Dignity, nei toni pastorali della ballata Religion For One e nelle hits elettroniche Work e What’s That You Say, vicinissime al figlio d’arte Baxter Dury (con cui i Nostri avevano peraltro collaborato nel precedente disco), dall’altro percepiamo immediatamente la dipartita (questa volta definitiva) del chitarrista Saul Adamczewski, iconico volto della band, il cui primo capitolo da solista precede questa uscita discografica solamente di qualche mese (“Adventures In Limbo”, tra l’altro consigliatissimo). Una mancanza davvero pesante, quest’ultima, che si palesa soprattutto nei pezzi con radici nel primissimo suond della band (parlo di Feed the Horse, che inizialmente ci fa sperare in una nuova “Touch The Leather” per poi perdersi in ansiogeni andirivieni fini a sé stessi).
Insomma, “Forgiveness Is Yours” è un album difficile, privo di altissimi e sperimentale in una direzione troppo volentieri estrema, che non conosce compromessi. In un articolo per UnHerd, lo stesso frontman aveva palesato le proprie intenzioni analizzando la mancanza di “Kurt Cobains” contemporanei, figure autentiche del rock’n’roll, che di questi tempi ritroviamo a suo avviso solamente nel rap, portando come esempio l’onnipotente Ye (e chi altro?). In un certo senso lo capisco, questo Lias. Ce l’avevano fatto credere gli Artic Monkeys e i The Libertines, ma dove sono ora? Alex Turner a riempirsi i capelli di brillantina come un divo anni Cinquanta e Pete Doherty ad ingozzarsi di croque-monsieur in Normandia. Per carità, nulla contro la crescita personale e la sobrietà, ma mi concederete che sia un colpo basso per tutti i “giovani” (“You say you’re just 31” cantano qui in Bullett Of Dignity) cresciuti a pane e Nirvana (o pane e The Fall, nel caso caso dei FWF).
Personalmente, trovo che Lias Saoudi – autodefinitosi “performance artist e lyric whore” – abbia davvero qualcosa di unico, che manca alle sopracitate rock stars e che ritroviamo in pochissime altre realtà contemporanee (forse il conterraneo BC Camplight?): parlo della capacità di trascinarci nel proprio inferno personale strappandoci un sorriso. Prendete Today You Become Man: Lias ci racconta di quando, alla tenera età di 5 anni, con la scusa di andare a comprare un libro in città, venne incastrato dal padre in una ritualistica circoncisione DIY in un casale abbandonato della campagna Algerina. Un autentico trauma, che il Nostro decide però di esteriorizzare nel più inaspettato e sardonico dei modi: ritornando nel luogo del delitto per girare una videoclip che, in fin dei conti, è il bootleg nordafricano di “Bittersweet Symphony”, con tanto di giacca di pelle e lenti a contatto blu oceano per impersonare la leggendaria camminata controcorrente di Richard Ashcroft. Come si suol dire: ciò che non uccide, fortifica.
“Who goes book shopping by convoy?”, “Maybe this is just Muslim Christmas or something?”: queste le domande che si pone Saoudi nel sopracitato singolo-monologo, autoderidendo la propria naïveté in quell’orribile situazione. Dal canto nostro, la domanda che ci poniamo all’ascolto di “Forgiveness Is Yours“, dopo esattamente una decade di FWF, è tutt’altra: considerando gli ottimi progetti paralleli, gli screzi interpersonali, e il fatto che comunque siano sopravvissuti di gran lunga ai fatidici 27 anni, che valga ancora la pena tenere insieme la vecchia banda?




