Cigarettes After Sex – X’s
Recensione del disco “X’s” (Partisan Records, 2024) dei Cigarettes After Sex. A cura di Angela Denise Laudato.
Torna la band texana dal nome audace con un terzo album, intitolato “X’s”, per Partisan Records. Il successore di “Cry”, pubblicato nel 2019, suona di wave e seducente dream pop, proprio come ci hanno da sempre abituati i Cigarettes After Sex, i quali preferiscono indubbiamente calcare sentieri già battuti (e vincenti) anziché cedere al brivido della sperimentazione. Proprio per questa loro continuità sonora, i Cigarettes, ormai, non sono soltanto una band, ma un vero e proprio stato d’animo.
Giusto per menzionare qualche numero, i CAS hanno venduto oltre 2,5 milioni di dischi, vantano 3 miliardi di stream su Spotify, oltre 23 milioni di ascoltatori mensili e più di 800 milioni di stream su YouTube. La loro musica è stata utilizzata circa 6,4 miliardi di volte anche su TikTok e nel 2023 hanno venduto più di 200.000 biglietti a livello globale. Queste le premesse all’alba dell’uscita del loro nuovo disco. In merito, Greg Gonzales, leader della band, lo ha definito “brutale” – e continuando ha affermato – “potrei sedermi e parlare di questa perdita con qualcuno (cfr. la fine di una relazione che pare essere durata quattro anni), ma non sarebbe servito. Devo davvero scriverne, cantarne, fare musica e solo dopo posso iniziare ad analizzarla ed imparare da essa. O semplicemente riviverla, in un certo senso. Non ho quella cosa stile ‘Eternal Sunshine’ (cfr. il famosissimo film con Jim Carrey e Kate Winslet) di voler dimenticare”. Non a caso, “X’s” è colmo di vignette crude, immaginifiche, talvolta scabrose, ritagliate su incantevoli brani pop lenti. Ogni emozione è ispirata dentro l’arco temporale di un’unica relazione giunta al termine. I testi delle undici tracce seguono il flusso di coscienza di Gonzalez plasmandosi sullo stile musicale cupo, pensieroso e ipnotico del disco. I tappeti sonori sembrano formare un lungo lento ballo anni ’70/’80 e tutti i fiumi di lacrime che verserete (perché li verserete!) all’ascolto del disco formeranno i riflessi argentati della sfera sospesa al centro della pista da ballo di una malinconica discoteca di provincia.
Per quanto concerne l’artwork del disco, come nei precedenti, è sempre presente una monocromia lunare, priva di qualsivoglia sovraesposizione o culto della personalità, quasi la loro musica e le immagini evocate con essa fossero un segreto dato in custodia a chi ascolta. Oltre al disco, è bene ricordare l’annuncio dell’unica data italiana prevista per il 1° novembre al Forum di Milano.
Ma cos’è questa X che dà il nome all’album? La risposta la troviamo proprio nella title track che apre il disco, nel verso in cui si fa riferimento alla foto raffigurante Marilyn Monroe con una croce sulla sua immagine, scattata da Bert Stern poche settimane prima della sua morte. Qui i riff di accordi di chitarra suonano melodici e ondeggianti, mentre il ritmo della batteria e una linea di basso guidano la voce androgina del frontman. Ma la Monroe non è l’unica eroina presente nel disco; insieme a lei, infatti troviamo Silver Sable della Marvel, protagonista di vignette e della terza traccia di “X’s” insieme a tutti i suoi pensieri subconsci. Traccia malinconica e vulnerabile, sembra alludere continuamente ad una richiesta di mantenere in vita una relazione che sta giungendo al termine: “Stay with me now”.
Tejano Blue scintilla di desiderio su un ritmo ipnotico: “Bless your heart, make you part of my life forever / Get in the waves, swim in your leather / I always will make it feel like you were the last one”. Hideaway richiama i flashback sul mare alla “Pierrot Le fou” di Jean-Luc Godard, per poi sconfinare nell’evasione di ossessive note di basso che terminano in un accordo inaspettato, come un qualcosa di irrisolto. Dopotutto, lo stesso Gonzalez ha dichiarato in più interviste che “X’s” non è destinato ad essere la fine di una storia d’amore, ma a continuare a vivere con la sua bellezza ferite nei suoi dieci brani. Holding You, Holding Me sa di melodia agrodolce, un rito veloce guidato da una linea di basso e percussioni.
Dark Vacay è una ballad disperata: “I listen to the last message that you left / Then the voice from the suicide hotline” – canta Gonzalez mentre racconta della separazione avvenuta durante un viaggio in Europa. Baby Blue Movie è guidata da riff soft-grunge: “Non sai che l’amore che vuoi è tutto l’amore di cui avevi bisogno?” – intima Greg con tono perentorio, tra groove di chitarra sofisticati e percussioni morbide. In Hot il dolore della ferita persiste, ma viene accolto teneramente: “Don’t you understand? /Don’t you know the love that you want’s all the love that you needed?” – chiede Gonzalez – “Gave me all you had / Gave me all the love that you want, all the love that you needed”.
Dreams from Bunker Hill è un fotogramma felice, un ricordo lontano: “Penso a noi che ci trasferiamo nel posto a Bunker Hill, mi sentivo così felice lì / La volta in cui siamo andati a fare una passeggiata per prendere vino e barrette di cioccolato, e ha iniziato a piovere”. “Le canzoni sono piccole lettere d’amore”, dice Greg Gonzalez; questa traccia ne è la prova. Il disco si chiude con Ambien Slide, metafora ambient e nebbiosa sulle sensazioni che pervadono alla fine di una relazione.
“X’s” dei Cigarettes After Sex è un album a combustione lenta che oscilla tra amore e dolore. Etereo, ossessivo e onirico, non cerca una soluzione né vuole dimenticare le ferite. Le melodie cinematografiche di Gonzalez, Jacob Tomsky e Randall Miller svelano istantanee di un amore come quello dei film, meraviglioso e travolgente ma destinato a consumarsi. Perché, dopotutto, le X non sono solo semplici segni sulle foto di Marilyn; ma possono anche essere un vecchio amore, una bacio distratto, la variabile imprevedibile di un qualcosa di sconosciuto.




