Fucked Up – Another Day
Recensione del disco “Another Day” (Fucked Up Records, 2024) dei Fucked Up. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.
Assodato che l’apice artistico i Fucked Up lo abbiano raggiunto – lasciando da parte almeno in questo contesto la “serie dello Zodiaco” – con “Glass Boys”, i canadesi sembrano non volersi mai arrendere e allora ci mettono meno di un anno a pubblicare un altro “disco specchio”, dopo “Do All Words Can Do”, sequel di “David Comes to Life”, ora tocca ad “Another Day” farsi doppio di “One Day” con le due scalette a dialogare apertamente.
Lasciate da parte con “Dose Your Dreams” le pruriginose voglie di sperimentazione lasciate un po’ senza briglia, i canadesi, già con il precedente lavoro, (ri)abbracciavano quella voglia di hardcore punk mai ovviamente sopita, lasciando il giusto spazio all’epicità. Ma se “One Day” era tutto upbeat e aperture, il suo fratellino sembra volersi rinchiudere in una realtà molto meno luminosa, meno aperta. In Stimming, introdotta da un coro totalmente assurdo, mentre i suoi sodali macinano riff e punk pedal to the metal per aprirsi poi in un enorme refrain lucente, Damian Abraham grida di come il suo corpo sia il veicolo stesso della musica, perso in un mare confuso e un mondo folle, che non vuole fermarsi mai, strano tanto quanto la gente che lo abita, ed è il manifesto definitivo dell’esistenza dei Fucked Up e del perché di tanta prolificità.
Ci sono anche qui sostanziali zompate Sixties, doowoppate corali, power punk pop (e non pop punk, badate bene), bordate ubercore sostenute da baluginanti sintetizzatori cosmicamente dreamy, discese a sei corde memori dei Dead Kennedys, assalti all’arma bianca che hanno come bersaglio l’idea di creare degli idoli, poderosi stomp, riavvolgimenti del nastro al punk Settantino che guarda tanto agli States quanto al Regno Unito con tutti i limiti che una scelta del genere può portare, ma anche col vento in poppa.
Sembra tutto al posto giusto ma c’è un ma: quanto durerà ancora questa formula? È indubbio che i Fucked Up siano ampiamente unici nel loro genere e che non badino a nessun percorso intrapreso oggi da chicchessia però, anche a furia di dischi belli e ispirati, prima o poi un’altra via andrà presa, o ripresa, anche al di fuori dei dischi zodiacali. Ciò detto, “Another Day” è un altro gioiellino, non temete, anche se il senso di sorpresa ormai appartiene al passato.




