Fucked Up – Do All Words Can Do
Recensione del disco “Do All Words Can Do” (Matador, 2022) dei Fucked Up. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.
Evidentemente la storia di David Eliade non si è conclusa con “David Comes To Life”, terzo devastante album dei canadesi Fucked Up, c’era ancora qualcosa che poteva e doveva essere raccolto per completarne il quadro generale.
Diciamo subito però che la maggior parte dei brani, anzi, gli episodi della vicenda contenuti in “Do All Words Can Do”, altro non sono che b-side della narrazione principale uscita ormai 11 anni or sono, finiti sui canonici 7” tanto cari al pubblico di quello che è comunemente inteso come hardcore, ma che la band capitanata da Damian Abraham ha sempre preso così tanto di lato dal finirci solo per selezione elettiva.
Al di là delle considerazioni meramente tecniche, il fatto che per questo preciso istante noi ci si debba volgere “all’indietro” è solo, per l’appunto, un istante, poiché la band sta continuando a sfornare un episodio dietro l’altro della sua “Zodiac series”, ed è lì che risiede il suo futuro. Pur trattandosi di passato, ciò che si dimena sotto le nove tracce dell’album (e che quindi diventano ventisette, se sommate a quelle di “David”) è ben più che un’appendice. Come non siano entrate in quella scaletta non me lo spiego. Il turbine melodico è in piena attività, le grida slabbrate di Pink Eyes sono furia e disastro, gli intrecci di chitarra e basso atomizzano e il risultato è uno schianto al suolo.
Sembra esserci meno luce qui, tant’è che la copertina è solo un richiamo alle due lampadine, qui ci sono solo le bombe (d’altronde Octavio Made The Bomb) e prendono la forma di brani tiratissimi, le cui dinamiche sono giocate sul filo del rasoio con attimi di black out in crescita anthemica, perché di anthem hardcore si parla, non uno di meno, non un attimo di posa, con i cori a ribattere la voce principale come in una tesissima partita a tennis nel pogo. La sensazione che tutto dal cielo possa crollare a terra portandosi dietro qualsiasi cosa e persona incontri sul suo cammino è sbattuta in faccia, come un’idea anarchista le cui illusioni si sgretolano per non cedere il passo, restando in attesa.
Ché se fosse un nuovo album non ci sarebbe nulla da ridire, data l’imponenza dei Fucked Up. Di solito i cosiddetti lati-b e le rarità si sente benone siano nient’altro che scarti, ma questi no, questi sono così buoni che giocano in un altro campionato. Ma questo lo si sapeva ancor prima di ascoltarli.




