King Gizzard & The Lizard Wizard – Flying B741

Recensione del disco “Flying B741” (p(doom), 2024) dei King Gizzardo & The Lizard Wizard. A cura di Nicola Stufano.

É ora di aggiornare il pallottoliere: con “Flight B741”, i King Gizzard & The Lizard Wizard danno alle stampe il loro 26esimo album, a quasi un anno di distanza dall’electropop di “The Sliver Cord” e poco più di uno dal revival metal di “Petrodragonic Apocalypse..:”. Un’era geologica considerati i loro ritmi, sebbene col ritorno a una vita ‘ordinaria’ il ritmo dei loro live a livello internazionale si è fatto più intenso che mai e quindi, non si può dire che i nostri aussie preferiti stiano tirando il fiato in quel di Melbourne.

Nel mentre, un’altra novità è rappresentata anche dal modo di produrre l’album, non più autoprodotto in senso stretto, ma sotto la firma della p(doom), la loro casa discografica nata a maggio di quest’anno: nella sostanza cambia realmente nulla per la loro musica, emerge più l’idea di fare rete e aiutare anche altri artisti nell’esprimersi allo stesso modo. ‘Unità’ è forse la parola chiave di questo “Flight B741”, uno dei dischi più corali della loro carriera: stavolta il microfono se lo passano veramente tutti, compreso il batterista Michael “Cavs” Cavanagh che appare per la prima volta da voce solista nel bel mezzo del singolo di lancio Le Risque.

L’altro elemento è rappresentato dai testi, decisamente lontani dalle altisonanti rock-opera del 2023 e più vicini a temi semplici e universali: il portavoce della band Stu McKenzie definisce “Flight B741” come “ un weekend davvero divertente trascorso con gli amici”. La musica per accompagnare questo divertimento è un blues-rock il più classico e ortodosso possibile, con venature country e roots, sempre ammiccante all’età dell’oro degli anni ’70, in uno spettro di riferimenti che va da Lynyrd Skynyrd a T-Rex. Ed è questo un po’ il punto debole di questo loro lavoro: andare a pescare da un genere che permette di aggiungere davvero poco di nuovo e interessante, anche a una band creativa come il sestetto australiano.

E così questo “Flight B741” suona come pura jam, seppur piacevole, dove Ambrose Kenny-Smith si diverte a suonare l’armonica quasi tutto il tempo, ma nessun pezzo dei 10 registrati dai KGLW resta in testa dopo svariati ascolti.  D’altronde non era semplice continuare a stupire dopo l’apice toccato l’anno scorso, con una doppietta ambiziosa ed eterogenea che ha contribuito a consolidare la loro fama mondiale.

Ovviamente, nel loro caso non si può parlare di “disco sbagliato”, quanto più di un passaggio che non resterà particolarmente impresso nella memoria collettiva, se non per la splendida copertina popolata da 9 maialini volanti d’argilla.

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