Zerogroove – whatweare
Recensione del disco “whatweare” (Dissipatio, 2025) di Zerogroove. A cura di Sara Fontana.
Secondo album per Zerogroove, “whatweare” – a differenza dell’autoprodotto “Everyday” – esce per Dissipatio, etichetta indipendente ben conosciuta nell’ambiente underground, soprattutto italiano, dedita alla musica altra e a scelte sempre interessanti e strutturate.
In questo album, Zerogroove – musicista al margine tra glam deragliato, proto-punk viscerale e minimalismo a tratti ossessivo – torna ad essere un esempio di sintesi in otto brevi ma entusiasmanti tracce.
“whatweare” suona acido in tutti i suoi brani. Passa da echi industriali a venature jazz noir, si sporca di blues e house, emanando immagini continue e surreali. È una sedimentazione sonora dove coabitano Stooges, Suicide e Bowie, incrociati alla perfezione con una modernità claustrofobica, uno humor grottesco e una certa sporca sensualità come in certi lavori musicali di David Lynch. La cosa bella di tutto questo è che ha un’originalità unica che non sente bisogno di dover dimostrare nulla o di essere simile a nessuno ma anzi di aver davvero ascoltato ed assimilato molti mondi musicali e non solo, trasformandoli per ridonarli all’umanità in una materia nuova ed attuale.
Zerogroove è un alieno. Narra vicende in modo essenziale, schietto e diretto. Non ci lascia respiro tra un titolo e l’altro ma solo spunti di riflessione da seguire una volta che si arriva alla fine del suo whatweare.
E la domanda – nonostante il gioco di parole – probabilmente sarà proprio lei: cosa siamo?




