“Spaceship Over Glasgow: Mogwai, Mayhem and Misspent Youth”, il telescopio puntato verso il cosmo di Stuart Braithwaite

La storia di Braithwaite è di quelle semplici che, a leggerne, si prova il piacere della calma, anche quando calma non è

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Nell’introduzione tocca pararsi il culo: nella mia famelica ricerca di memoir “Spaceships Over Glasgow” di Stuart Braithwaite me lo sono proprio perso, oppure il mio cervello sfinito ha relegato l’informazione arrivata ben due anni or sono in chissà quale cassetto. Fatto sta che, cercando dio solo sa cosa nello shop ufficiale dei Mogwai lo trovo. Reduce da quel mattone indigesto che è “Sonic Life” (che nel mentre è pure approdato sugli scaffali delle librerie italiane) avevo bisogno di un modo altro di raccontare la propria storia, e l’ho trovato.

Il leader della band scozzese che ha rimodellato le regole di quello che tutti (tranne loro) conoscono come post-rock, si trova a ripercorrere le tappe della sua vita in modo semplice e lineare, differenziando così il suo lavoro di scrittore da quello di chitarrista alieno alle convenzioni. La storia di Braithwaite è di quelle semplici che, a leggerne, si prova il piacere della calma, anche quando calma non è. Il punto di partenza è quello di una situazione famigliare spesso in antitesi ad altre ben più orride, fatta di progressismo e lotta senza fiato contro tutto ciò che rappresenta la Corona Britannica. Il padre John costruisce telescopi ed è anche la chiave di volta di tutto il racconto, di come due strade e due vite possano essere tanto distanti eppure vicine, l’uno a guardare e far guardare il cosmo, l’altro a renderlo udibile a tutti (oltre a una certa passione per la “caccia” agli UFO).

Braithwaite descrive il suo cammino in modo semplice e avvincente, è un fan d’hoc, si innamora sin da subito (complice anche la sorella Victoria) dei Cure e di tutta la scena “gotica” degli anni ’80 e, man mano, aggiunge tutti i tasselli che, a un buon orecchio, verranno poi innestati nel sound della sua band. La sua è una storia fatta di imbucate a concerti quando è ben al di sotto dell’età legale per farlo, e da quel momento in poi tutto cambia. Tutto ha un suo tempo e una ragion d’essere e quando i Mogwai muovono i primi passi cambia lo scenario e l’edonismo prende il sopravvento. La digressione dovuta è che ognuno di noi ha un’immagine di un determinato artista e/o band, e io da ragazzino, vedendone le foto, pensavo al combo scozzese come una di quelle band di nerd che mai hanno avvicinato l’afflato demolitore del rock’n’roll, capendo ora quanto mi sbagliassi.

Photo by Tommy Ga-Ken Wan

Braithwaite non fa sconti nemmeno a sé stesso e qui sta uno dei maggiori punti di forza del libro, perché in molte memorie di personaggi ben più distrutti dalle sostanze i ricordi sono netti e sembra ci sia un racconto preciso per tutto, e invece Stuart non lesina nel dire che troppe cose si sono perse (che sia il set di Aphex Twin all’All Tomorrow’s Party organizzato da lui stesso a uno show parigino di spalla ai Pixies, band della vita, giusto per citarne un paio), sottolineandone il pentimento, in pratica maledicendosi. Ma non si torna indietro. Guarda da vicino la prima parte della vita del suo gruppo, dai primi EP al magnifico “Hardcore Will Never Die, But You Will”, non indulge nel metodo collaudato in anni di interviste spinose di insultare questa o quella band, eccezion fatta per i Blur che restano, dopo tanto tempo, ancora nel suo personale mirino, anzi, gli toccano pure alcune dovute scuse (nello specifico al cantante degli Starsailor). Narra di come nasce la sua passione per i Celtic, inframezza momenti di epicità musicale e traguardi raggiunti a festeggiamenti (o pianti) post-partita, addirittura, parlando della colonna sonora legata al film dedicato a Zidane, la famigerata testata a Materazzi (leggere il nome dell’ex-Inter nel libro di uno dei tuoi eroi musicali fa una certa impressione). Dipinge il mondo del musicbiz così com’è, tra personaggi pittoreschi che trovano la propria strada altrove e realtà che restano ai limiti di tutto ciò, tra cui loro.

Tutto finisce con la morte del padre, cui Braithwaite dedica l’ultimo, accorato capitolo. Come in uno dei suoi ormai noti crescendo, il livello emotivo, finora rimasto sopito, esplode tutto in colpo, rendendo il senso di gratitudine nei confronti dell’uomo dei telescopi, tanto intenso da sembrare tangibile.

Mentre leggo “Spaceship Over Glasgow” i Mogwai pubblicano un nuovo brano, stupendo, e un tour mondiale (ma dell’Italia ancora nessuna traccia). Tutto l’universo si allinea, in certi casi, e quando accade, un significato dovrà pur esserci.

Autore: Stuart Braithwaite
Uscita: 12/12/2023
Editore: White Rabbit (ristampa)
Pagine: 325
Prezzo: € 13,05

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