Blink-182 – One More Time…Part 2
Recensione del disco “One More Time…Part 2” (Columbia Records, 2024) dei Blink-182. A cura di Imma Iavazzo.
Sai cosa succede quando ti diverti a fare musica? Quando tra amici vi ritrovate tutti insieme a distanza di anni dopo esservi promessi che non vi sareste mai più parlati? Che le canzoni escono fuori da sole e sono tante, sono belle e non possono far altro che chiedere di essere pubblicate, così a distanza di quasi un anno esce: “One More Time…Part 2” dei blink-182 per Columbia Records.
Dopo l’abbandono di Tom DeLonge dal gruppo, morti scansate per un soffio, Mark, Tom e Travis si sono ritrovati di nuovo in studio di registrazione insieme e questa volta lo hanno fatto consegnandoci “One More Time…” un anno fa e “One More Time… Part 2” quest’anno. Album che uscirà anche in versione Deluxe Limited Edition.
Le nuove canzoni sono otto più due bonus track. Anticipate dall’uscita dei singoli All In My Head e No Fun, che sono anche le tracce che aprono l’album.
Se “One More Time…” ha raggiunto le vette delle classifiche, attestandosi come miglior album rock del 2023, questo nuovo “One More Time…Part 2” non è da meno e mantiene tutta la graffiante verve adolescenziale, la spinta propulsiva fresca e originaria dell’età giovanile, la vibrante ascesa alla musica pop punk. Ma come si fa a scrivere tracce scanzonate per anni senza scadere mai nel banale, senza sfiorare il ridicolo, mantenendo le stesse sonorità senza sembrare ridondanti alla soglia dei cinquant’anni?
Sono tutti i segreti che bisognerebbe chiedere a Tom DeLonge, Mark Hoppus e Travis Barker, che nonostante gli anni che passano si divertono e si fanno beffe di noi, come dimostra anche la simpaticissima cover del disco che li vede ritratti in foto da bambini in pose simpatiche, smorfiose e quasi predittive di quello che sarebbe stato il loro destino e che ci avrebbero raccontato un giorno.
Se l’album di un anno fa si è caratterizzato per le sperimentazioni con il vocoder, questo sembra essere il ritorno alle origini, con temi come l’amicizia, ma anche analisi esistenziali e bilanci di vita più profondi, ma sempre su ritmi carichi di vita. Le sonorità punk echeggiano in tutto l’album, ma non mancano i pezzi realmente rock, come succede per Everyone Everywhere.
La nostalgica One Night Stand ci riporta direttamente indietro con la mente al 2003, alla loro Always.
If You Never Left consacra la profondità dell’album e si mantiene come la traccia maggiormente riuscita, consegnando il disco al verdetto del pubblico che sicuramente apprezzerà gli slanci sperimentali dai tratti elettronici della “Part 1” e gli assetti equilibrati di questo nuovo lavoro in studio tra chitarre mozzafiato, sintetizzatori evocativi e batterie infiammate.



