Fantastic Negrito – Son of a Broken Man

Recensione del disco “Son of a Broken Man” (Storefront Records, 2024) di Fantastic Negrito. A cura di Lorenzo Stangalini.

Son of a Broken Man” va sul personale, anzi si va nel personale.
Rabbia, inganno, desiderio, famiglia, delusione, rivincita, disperazione, solitudine, ricerca, onestà, domande, cuore, stomaco e gola sono tutti racchiusi in questo masterpiece.

Apro il mio portatile, faccio per iniziare a scrivere e rovescio l’intera tazza di caffè ovunque, portatile compreso. Intanto, “Son of a Broken Man” continua a girare per l’ennesima volta. Lo ascolto di continuo, non perché ne devo scrivere, ma perché c’è qualcosa che “mi sposta”; è un’atmosfera che sa di familiare e di profondo. Intanto impreco, il caffè corre e gocciola dal tavolo bianco della cucina.

First to Betray Me è già passata: mi ha introdotto all’album, mi ha preannunciato qualcosa di sanguigno con un susseguirsi di voci che ripetono: “È stato il primo a tradirmi”. Fanno da sfondo ad un groove che mi fa annuire a ritmo con la testa. L’accordo finale però mi destabilizza, è cupo e mi fa domandare cosa succederà da lì ai prossimi brani. Runaway From You arriva e spalanca le porte con quel fantastico fuzz: caldo, imponente e graffiante. Negrito urla e io sorrido compiaciuto: è aria fresca, è ossigeno, è quello che cercavo. La batteria entra e io vengo risucchiato dal sound, sono da tutt’altra parte, non so dove, ma di certo non al tavolo a scrivere. È verso la fine del brano che rovescio il caffè. Mi alzo di scatto, prendo straccio e spugna per sistemare e pulire. E poi…e poi chissà cosa succede alcune volte. Parte Hope Somebody’s Loving you e io resto a fissare le gocce colare sul pavimento.

Esistono brani, dischi, musicisti e canzoni capaci di fermare il tempo. In grado di catalizzare tutta la tua attenzione, e non è che tu possa scegliere, è così e basta. Sapevo che Xavier poteva fare questo effetto, mi era già capitato, ma non così. Mentre torno in me e sistemo, capisco cosa mi stava annunciando l’accordo finale di First to Betray Me. Alzo il volume e Hope Somebody’s Loving va in loop. Resto fermo, con le mani in tasca. Dopo la sesta volta immagino di parlare direttamente a Mr. Dphrepaulezz, gli dico: “Non si fa così. Così diventa davvero difficile”. Come dicevo prima, questo album va nel personale. È completamente centrato sul conflitto padre-figlio, dove Xavier tenta di dialogare con il padre e di raccontargli la sua vita. Il medesimo che lo cacciò di casa a dodici anni e che morì due anni più tardi. Con un argomento così è chiaro che ogni pezzo sia un uragano emotivo, se in più aggiungi il suono di Fantastic Negrito allora aggrappati a qualcosa di stabile, perchè rischi di volare via.

Skirty / God Damn Biscuit e Living with Strangers ti conducono fino a Zollifer Files. Si tratta di un crescendo, un percorso. Hai la sensazione di uscire dal racconto dell’infanzia per giungere all’età adulta. Dall’inizio dell’album persiste una domanda: “Perché?”. Sembrano parole di un bambino, molto probabilmente lo sono. Il piccolo Xavier subisce per la prima volta un tradimento; quello che segnerà tutta l’esistenza. Chiede al padre perché non lo ha mai voluto, perché lo ha lasciato in totale solitudine, perché lo ha fatto vivere con sconosciuti e, soprattutto, perché non gli ha dato nulla, sotto ogni aspetto. Sono domande poste con rabbia e desiderio di rivalsa, più forte di ogni cosa. Zollifer Files è l’apice di tutto questo. Taglia il disco in due parti con un discorso chiaro ed espresso a voce ferma; non è una canzone, è Mr. Dphrepaulezz che ti parla come se foste davanti ad una birra in totale confidenza. Ti fa riflettere, ti pone domande esistenziali.

Devil in My Pocket giunge solenne, come una presa di coscienza. Lo è ed è un esame su cosa sta succedendo in un esatto momento. Un attacco di panico e il bisogno che accada qualcosa di buono, perché ne hai bisogno. Perché è giusto. In California Loner amplifica questo bisogno e la ricerca spasmodica di trovare una strada, quella giusta. Cosa fare, cosa è giusto e cosa è sbagliato. Un percorso che possa definire “Suo” e un posto che possa chiamare “Casa”. My Only Friend Is You è l’importanza di avere un supporto. Di una figura di riferimento che non ti faccia sentire messo da parte, che ti sproni e che ti faccia sentire al sicuro. Una presenza che ti permetta di crescere con l’importanza che meriti. Strumentalmente la situazione diventa più scorrevole e distesa con Crooked Road, ma il testo resta sempre incisivo come i precedenti. Ora i riferimenti sono sulle difficoltà di mantenersi lucidi e concentrati, su una strada tortuosa fatta di distrazioni e insidie da eliminare o aggirare. È una decisione forte: quella di prendere una posizione e intraprendere questo percorso. Siamo giunti quasi al termine.

Ora l’atmosfera sembra calmarsi. Gli archi di The Children Are Waiting sembrano il primo spiraglio di luce dopo un temporale.
This Little Light of Mine, brano “standard” che non mi spettavo ma arrangiato da Dio, ci sta a pennello. È la penultima traccia e mi immagino Mr. Dphrepaulezz sedersi, pulirsi la camicia dalla polvere, guardarsi graffi e cicatrici e poi sorridere in modo liberatorio. Sarebbe stato un ottimo pezzo per dei titoli di coda, ed invece chiude con la title track: Son of a Broken Man.

Il colpo di grazia è arrivato. Se prima me lo sono immaginato come un sopravvissuto, pulirsi dalla polvere, ora è in piedi con un vestito nuovo. Un cappello che gli sta benissimo, che gli illumina il sorriso a piena bocca. Elegante, capace, fermo e sicuro. “Only the dreamers survive“, hai ragione Xavier. Me lo dimentico troppo spesso. Per fortuna ho chi, come te, riesce a ricordarmelo nel migliore dei modi. Chiamalo Mr. Dphrepaulezz, chiamalo Fantastic Negrito, chiamalo come preferisci. Sta di fatto che Xavier è cresciuto, ha fatto il suo percorso ed è diventato quello che io sto ascoltando ora. Questa è una Fortuna. Per me e per chiunque abbia modo di fruire di questo album.

Non ho parlato molto dei suoni, ma cosa vuoi che ti dica? Pigliati sto disco e ascoltatelo. Fatti sto favore. Non esiste nessun altro con queste sonorità e questa intensità. Chiamarlo blues è poco, chiamarlo Soul è molto veritiero ma è ancora poco. Funky, sì certo ma non solo. Rock, ovviamente sì ma in un modo differente. Gospel, certo ci sono un sacco di rimandi.

Un ringraziamento particolare lo faccio ai musicisti e alle musiciste che hanno suonato in questo album. Per suonare questi brani occorre andare ben oltre i giusti studi didattici, occorre entrare dentro e capire che lingua stai parlando. Vorrei stringere la mano ad ognuno di loro.

Son of a Broken Man” esce il 18 Ottobre 2024 per Storefront Records. Esce il 18 Ottobre, ma resterà a lungo nelle cuffie e nelle auto di molti di noi.

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