MC5 – Heavy Lifting

Recensione del disco “Heavy Lifting” (earMusic, 2024) degli MC5. A cura di Lorenzo Stangalini.

“Heavy Lifting” non è un album degli MC5.

Cosa stai cercando? Forse suoni ruvidi, abrasivi e quasi dolorosi. Ritmo incessante, fragore sonoro. Vuoi la Motor City, la lotta. Vuoi “Quel” suono. Vuoi il sudore che fa appiccicare la maglietta al petto ed i capelli alla faccia. La rabbia stretta tra i denti. Un momento, non starai mica cercando quel brivido che ti nasce in gola ogni volta che senti: “Right now…Right now…”?

Cerchi la cazzimma? (sì, ho usato proprio questo termine). Vai da un’altra parte. Qua è tutto pettinato. Non ci sono sbavature, è tutto quadrato. Piatto. Tutto fatto a modo; prodotto come si deve e suonato egregiamente. Questo è un disco moderno, per un mercato che non può scendere sotto determinati standard e come tale deve suonare. “Heavy Lifting” non fa male a nessuno.

Al suo interno troviamo la partecipazione di nomi altisonanti come: Slash, Tom Morello, William DuVall (Alice In Chains), Vernon Reid (Living Colour), Don Was e Tim McIlrath (Rise Against). Tutto questo ha più un sapore di All-Star-Band che di album. Forse, è proprio per questo motivo che ci si aspetta qualcosa di esplosivo, o almeno di significativo, ma poi si resta un po’ a bocca asciutta. Sono tutti ottimi musicisti e professionisti impeccabili, su questo non c’è alcuna discussione.Infatti, tecnicamente, è impeccabile.

Ok, ma cerchiamo veramente queste caratteristiche in un album degli MC5?Però la colpa è nostra. Ci attacchiamo ai miti senza lasciarli mai andare definitivamente quando sappiamo che sarebbe sano e maturo farlo. Abitiamo un periodo storico in cui un certo tipo di approccio musicale è mancante, ma servirebbe come l’ossigeno. Uno scossone; qualcosa che ti colpisca dritto in faccia e che ti faccia riflettere su quello che stai vivendo e cosa stai facendo. Lo abbiamo provato e ora non l’abbiamo più. Sarebbe stato meglio (quasi) non conoscerne il sapore. 

La realtà è che Wayne Kramer e “Machine Gun” non ci sono più. Erano gli ultimi a portare con loro quel “Nervo” e quel tiro. Questo album è composto ed istituzionale. Perfetto per introdurre gli MC5 nella Rock And Roll Hall OF Fame il giorno successivo. 

Parlando di brani, Twenty-Five Miles è quella che ti fa sussultare, almeno un po’ di più rispetto alle altre. Un ritornello con un bel tiro che riesce a esplodere e quei fiati riportano, per un attimo, a “Quella” Detroit. Canzoni come The Edge Of The Switchblade, Black Boots e I Am The Fun  si aprono pompose e ti immagini subito grandi ondate di mani che battono a tempo, a qualche grande festival. In Barbarians At The Gate e Change, No Change aleggia un po’ di quello spirito primigenio e sanguinante della band. Sono fantasmi che, anche se tali restano, fa sempre piacere percepire. Because Of Your Car sarebbe stata perfetta in una serie tipo “CSI: Miami”. Blessed Release, più in CSI: Vegas”. Blind Eye potrebbe essere uscita da un qualsiasi album rock degli anni 80 mentre in Can’t Be Found sembra che manchi sempre qualcosa e non parta mai realmente. Boys Who Play With Matches ha la parte di chitarra ritmica in fondo alla stanza e le voci decisamente avanti (scelte di mix, credo). La prima traccia che troviamo è la title track: Heavy Lifting. Il pezzo non avrebbe sfigurato in “Maggot Brain” dei Funkadelic, grazie alla forte impronta data da Tom Morello.

Per chiudere: “Heavy Lifting” è suonato ottimamente da professionisti e chiunque dica che è un brutto album, si sbaglia. Semplicemente non è un album degli MC5.

Ciò che ce li ha fatti amare sono tre elementi principali: potenza, sporcizia di suono e rabbia. In questa produzione sono totalmente assenti. Purtroppo non possiamo neanche usare la scusa “Evoluzione della band”, perchè sappiamo che sarebbe come prenderci in giro da soli.

Ovviamente ci sarà chi si riempirà la bocca con questo disco, buttandola sul calibro dei musicisti che vi hanno partecipato, sulla celebrazione finale della band e su questo fantomatico “Qualcosa” da lasciare ai posteri.
Ciò che ho imparato dagli MC5 è onesta intellettuale, sincerità e “Gamba tesa”, gli stessi elementi che ho adottato per scrivere di questa produzione.
Resta il miglior tributo/ringraziamento che potessi fare.

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