Show Me The Body – Corpus II Ep II
Recensione del disco “Corpus II Ep II” (Corpus, 2024) degli Show Me The Body. A cura di Daniele Cipolletti.
Cosa hanno in comune gli Idles, slowthai, la musica elettronica, l’hip hop, il punk, lo sludge metal, il gothic e il noise rock, gli scream isterici e le voci bianche angeliche, l’underground, il sudore e la soffocante claustrofobia che provi trovandoti in un sudicio live club pieno di moshers sdentati pronti a prenderti a calci? Un emerito cazzo, direte voi! E posso pure darvi ragione, ma non questa volta.
Gli Show Me The Body hanno dimostrato che le etichette possono pure andare a fare in culo, qua si fa arte senza restrizione alcuna, e si sente. “CORPUS II EP II” è un fiume in piena che spazza via una industria ormai troppo “etichettatrice” che gioca ad inventare il nome del genere musicale più assurdo e strampalato da appiccicare sopra la fronte dei suoi artisti.
I nostri ragazzi non sono scesi a compromessi, tutte le loro influenze si sono perfettamente amalgamate per dare alla luce un EP capace di farti ballare, sorprendere, impaurire, emozionare ed angosciare.
CORPUS IS A COMMUNITY.
COMMUNITY BUILDING IS DIRECT ACTION.
CORPUS IS ABOUT MUTUAL RESPECT.
RESPECT BUILDS SOLIDARITY.
CORPUS IS BUILT ON HARD WORK AND PRACTICE.
INTELLECTUAL WARFARE IS MANDATORY.
INCREASING SELF DEFENSE AND AWARENESS IS PARAMOUNT.
CORPUS IS EMPOWERMENT AND BECOMING FREE.
Dal loro sito web potete trovare quello che è, a tutti gli effetti, NON un semplice slogan buttato in pasto al mondo tanto per fare due likes in più, ma un vero e proprio inno alla libertà e al pensiero critico, al senso di solidarietà, rispetto e consapevolezza che ognuno di noi dovrebbe coltivare nel profondo.
Il pensiero hardcore, quello sano, che fa vibrare il cuore e lo spirito, quello degli straight edge è palese ed evidente, un movimento nato da una situazione libertaria, autogestionaria, controinformativa e antiautoritaria non può far altro che farti ammirare nuovi orizzonti incontaminati.
Da non lasciare in secondo piano, poi, sono sicuramente i vari preziosissimi ospiti che hanno contribuito a valorizzare ancora di più questo gioiello: ognuno gioca un ruolo fondamentale nella direzione artistica dell’album in grado di virare in continuazione verso strade sterrate, dossi, buche e campi minati.
Dimenticavo, non lasciatevi sfuggire il loro videoclip di Stomach, ma vi avverto, ad una certa avvertirete un nodo proprio in quella parte del corpo: la gioventù, lo skate, l’erba, le birre e le sigarette, le ristate a crepapelle, le vecchie videocamere, gli autobus a due piani, i furti in lontani e desolati alimentari di quartiere, i grattaceli, i graffiti, i fuochi d’artificio e la cara, vecchia ed onnipresente nostalgia…sì, quella che tanto ci fa rimpiangere i bei momenti andati perché forse vogliamo tutti esseri un po’ rivoluzionari, fuori dagli schemi, forse vogliamo tutti un posto migliore in questo mondo che a volte ci schiaccia, ci consuma e ci fa a pezzi.
Cold, cold as steel
My life, my brain, my blood, transform
To molten tears
Raining down to the earthly urn
Capaci non solo di sprigionare un’energia fuori dal normale ma anche di essere introspettivi, profondi e sinceri, di parlare di tematiche dolorose e lancinanti, gli Show Me The Body si guadagnano senza dubbio un posto nel cuore di quelle persone che accolgono l’arte in ogni sua forma, senza per forza riuscire a dargli un nome (per fortuna).




