Better Lovers – Highly Irresponsible
Recensione del disco “Highly Irresponsible” (SharpTone Records, 2024) dei Better Lovers. A cura di Lorenzo Luzi.
The Dillinger Escape Plan sono morti, gli Every Time I Die sono morti, e anch’io non mi sento tanto bene. Questo è stato il mio mantra fino alla sopraggiunta uscita, nel 2023, dell’EP di debutto del progetto Better Lovers, “God Made Me An Animal“, che riuniva proprio i membri di questi due gruppi: Jordan Buckley, Stephen Micciche, e Clayton Holyoak, il motore portante di quella band veterana del metalcore, insieme a Greg Puciato, vocalist e frontman degli ex-pionieri del mathcore; a concludere la formazione, il chitarrista dei Fit For An Autopsy (loro ancora belli in vita) e produttore Will Putney. Un supergruppo quindi, che non ha perso neanche un minuto per buttarsi a capofitto in un full length che, poco più di un anno dopo l’EP, fa il suo debutto sotto un’etichetta simbolo del genere, la SharpTone.
Come quindi si presagiva già dalle 4 canzoni di “God Made Me An Animal“, lo stile dei Better Lovers con questo “Highly Irresponsible“ si consolida e si avvicina molto più a quello degli Every Time I Die rispetto a The Dillinger Escape Plan, un metalcore che non segue le influenze moderne (a là Sleep Token o Bring Me The Horizon) ma si proietta direttamente ai primordi del genere, quando l’ibridazione principale era ancora dovuta al punk-hardcore e il riferimento della scena erano i Converge. In questo senso, gli scarsi 35 minuti delle 10 tracce che compongono l’album, sembrano quasi un revival di un tempo che ormai non c’è più, un ritorno al passato per dei musicisti che hanno visto iniziare le proprie carriere proprio in quel periodo e che, dopo esperienze quasi trentennali, ricercano quella purezza iniziale.
Non che il disco sia solamente retromania però: grazie soprattutto al chitarrista-produttore Will Putney, che ha curato i suoni di molti dei debutti “heavy” più interessanti dell’ultimo periodo, tra cui quello dei Knocked Loose, si percepisce una voglia di aggiornare le sonorità delle proprie origini anni ’90 a quelle dell’hardcore moderno. Un pezzo come Your Misplaced Self, una scheggia impazzita di 1 minuto e 33 secondi in cui troneggia la caratteristica voce scream di Greg Puciato, è esemplare di questa dinamica, e a mio parere, il più riuscito del lotto. Nonostante le altre 9 canzoni si aggirino tutte tra i 3 e i 4 minuti di durata, si ha la sensazione come se ci fosse sempre qualcosa di troppo in ogni composizione. Sia chiaro, il livello non è mai basso e l’ascolto è assolutamente piacevole, ma la sensazione di ritrovarsi in qualcosa di già sentito è parecchio presente, soprattutto quando l’attitudine punk si affievolisce in favore dell’apertura melodica.
Pezzi come Deliver Us from Life o At All Times sembrano quasi provenire da un progetto differente, orientato più a far cantare le linee vocali al pubblico dei palazzetti che effettivamente alla costruzione di un’atmosfera melodica originale, come accadeva invece in una canzone come la conclusiva Dissociation dell’ex band di Puciato, uno struggente commiato che però, nonostante anche la strumentazione differente, risultava perfettamente in linea con l’idea del disco.
“Highly Irresponsible” sembra compiere quindi il passo più lungo della gamba, in cui non tutte le influenze riescono ad amalgamarsi come dovrebbero, e nel quale alcune schegge di genialità vengono sommerse da un mare di nostalgia: quella dei nostri per la propria gioventù. Non c’è alcuno spazio però, per l’ascoltare, di entrare in risonanza con l’opera, che sembra esistere solamente in funzione dei propri autori, un gioco di intersezioni che rimanda unicamente alla propria memoria e alle proprie esperienze, non permettendo altro tipo di connessione se non quella del déjà vù.
To someone else you’re a monster
To someone else you’re a dream
The places left that we intersect can determine
Our views on these Your Misplaced Self




