Jamie xx – In Waves

Recensione del disco “In Waves” (Young, 2024) di Jamie xx. A cura di Davide Bonfanti.

Al momento in cui scrivo è passato ormai un mese dall’uscita di “In Waves”, l’attesissimo secondo album di Jamie xx. Svaniti ormai l’hype e l’eccitamento, inevitabili conseguenze di un disco atteso ormai da quasi un decennio, è legittimo chiedersi a mente fredda che cosa possa rimanerne.

Purtroppo, temo che la risposta sia: non molto.

Lo so, sentite già salire impetuosamente sdegno e indignazione per questa affermazione così sfacciata. “In Waves”, dopotutto, è un predestinato di razza al titolo di disco dell’anno. È difficile credere di trovarsi davanti a qualcosa che possa lasciare poco meno che un segno nella storia della musica. Ma abbiate la pazienza di seguirmi ancora un poco, e spero riuscirò a mostrarvi perché sarebbe stato giusto aspettarsi qualcosa di più da questo album.

È evidente almeno fin dai tempi di “Coexist”, il secondo album dei The xx, il ruolo di eminenza grigia che il producer britannico ha avuto nel definire il sound del gruppo. Dopo un esordio dalle tinte ancora potentemente ancorate ad una miscela analogica di darkwave, dream pop e post-punk, “Coexist” rappresenta una piccola rivoluzione all’interno delle dinamiche della band: l’influenza di Jamie xx nella direzione musicale diventa preponderante, trascinando il sound della band verso lidi che hanno molto più a che fare con la dance e l’elettronica – una tendenza, questa, ulteriormente esasperata nel successivo “I See You”.

Col senno del poi sembra quindi inevitabile la decisione di intraprendere una strada solista che, a conti fatti, è un’ulteriore certificazione della sua capacità di creare un sound distintivo. Dopo averlo fatto con i The xx, infatti, il producer britannico ci riprova riuscendoci alla grande con “In Colour”. Basta citare i due episodi più noti dell’album, Gosh e Loud Places: risentite oggi, queste canzoni sembrano non essere invecchiate di un giorno, precursori di un sound capace di trascinare a forza sul dancefloor anche i più musoni tra i nerd post-emo. Con il suo misto di indietronica, garage, house e dance, Jamie xx è riuscito a definire un mondo in cui chiunque potesse sentirsi bene trovando il proprio riflesso anche solo per lo spazio di un istante.

Veniamo ai nostri giorni e – finalmente – a parlare di “In Waves”. Il disco è pulitissimo, le canzoni scivolano via come elegante velluto una dopo l’altra. L’esperienza di ascolto rivela appieno la perizia che il nostro ha maturato nell’ultimo decennio. La cura nelle produzioni rivela infatti una malizia lontana ormai anni luce dalla spontaneità dell’esordio: la sensazione è che prima di pigiare un singolo tasto, di confermare l’ennesimo aggiustamento, ci siano state notti insonni di riflessioni, ripensamenti, prove e controprove necessarie per arrivare alla versione definitiva. E se da un lato tutta questa dedizione ed attenzione fanno onore al producer, è altrettanto evidente che da sole non bastano – perlomeno, non per qualcuno che ha ridefinito il suono della musica pop (in senso lato) in almeno un paio di occasioni negli ultimi quindici anni.

Quello che ci aspettiamo è un album che contenga una direzione in cui andare. Poco importa che sia quella giusta, perché si sa bene che – soprattutto in un album di elettronica – quello che conta alla fine è il viaggio. “In Waves”, invece, non va da nessuna parte. Esattamente come il moto ondoso, che si perpetua eternamente senza mai raggiungere una destinazione. È un disco tragicamente statico, che prende quelle che ad oggi sono le maggiori tendenze nel clubbing e ne esegue una splendida e ripulitissima versione. C’è dentro, immancabilmente, il grande ritorno della dance da dancefloor duro – la vera star di questo 2024 così retromaniaco. Ci sono i tagli breakbeat per movimentare il tutto, e le parentesi intimiste adatte ai fan di vecchia data dei The xx. È possibile sentire persino qualche eco della post-hardcore di matrice Burial. Indicare specifici titoli a mo’ di esempio sarebbe fatica vana: ogni canzone è un patchwork di questi e altri elementi ancora, tanto costanti quanto intercambiabili, piccoli mattoncini Lego con cui creare dodici tracce di sgargiante plastica.

Il risultato è un disco che si arriccia su sé stesso inevitabilmente ed inesorabilmente, come la cresta di infinite onde destinate a non uscire mai veramente da sé stesse. Nessuno dei pezzi di “In Waves” punta ad un qualcosa che si trovi oltre lo status quo; non c’è nulla che non sia una rappresentazione di cosa è l’elettronica adesso. Ma l’alito di vento che ha spesso portato Jamie xx un passo avanti sembra ora essersi trasformato in una insidiosa bonaccia. Quel che è ancora peggio, il capitano sembra aver ammainato intenzionalmente le vele, smettendo di volgere lo sguardo all’orizzonte promesso per accontentarsi invece di galleggiare tratto di mare presente. Intendiamoci, la distesa d’acqua intorno a noi offre un panorama meraviglioso…ma non sembra portarci davvero da nessuna parte.

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