Indigo De Souza – Precipice

Recensione del disco “Precipice” (Loma Vista Recordings, 2025) di Indigo De Souza. A cura di Davide Bonfanti.

Nella carriera di ogni indie rocker che si rispetti arriva, prima o poi, una tappa ineluttabile. Sto parlando dell’Album Con Le Tastiere. Autentico passaggio obbligato, esso prende forma quando l’artista in questione inizia a sentire di aver esaurito le possibilità espressive del genere con cui si è affermato, e nel quale ha dimostrato invero un certo talento. Come fare, allora, per ritrovare l’ispirazione? Come fare per stracciare le catene che improvvisamente sembrano avvinghiarsi inesorabili attorno all’estro creativo? Ma certo! Aggiungendo le tastiere!

Sedotti dalle infinite possibilità che i sintetizzatori sembrano garantire, moltissimi musicisti ci sono passati. Alcuni per lo spazio di un album, altri rivoluzionando le loro intere carriere. Alcuni con risultati invidiabili, altri – forse la maggioranza – decisamente meno. Tra questi farei figurare, senza troppi tentennamenti, Indigo De Souza e il suo nuovo “Precipice”.

Messo da parte l’impeto vitale che la contraddistingueva, l’energia ctonia da ninfa silvestre, capace di incantare con un sorriso così come di atterrire con uno sguardo, costantemente in bilico tra sussurro e urlo, creazione e distruzione, amore e furia, quello che Indigo De Souza ottiene in cambio è una serie di chewing gum sonori che davvero poco hanno a che fare con tutto quello che di significativo è riuscita a creare finora. La commistione tra ciò che era e ciò che vorrebbe essere è tanto abissale da essere dolorosa (Crush); i tentativi di sfruttare la propria vocalità fuori dal comune per mettersi alla pari di chi questo scostamento è riuscito a farlo (Dinner è la versione trascurabile della Angel Olsen di “All Mirrors”) sono ambiziosi ma non colgono nel segno. Solo il singolo Heartthrob ha una parvenza della De Souza che fu, un disimpegno pop rock che perlomeno risulta divertente, ma sicuramente non sufficiente a reggere da solo l’intero album.

Rimane da capire se si tratti di un caso isolato o di una decisione più continuativa. Possiamo solo utilizzare il precedente album come imprevisto augurio: “All of This Will End”…

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