Aluk Todolo – Lux

Recensione del disco “Lux” (NoEvDia, 2024) degli Aluk Todolo. A cura di Lucio Leonardi.

Seguo gli Aluk Todolo praticamente dagli inizi, da quando erano una melma primordiale e informe di pulsioni black metal, psichedelia, tanto noise e tanto lo-fi. Lavori nerissimi, quasi inascoltabili, ma che già sapevano affascinare, embrioni indispensabili di quello che sarebbero diventati poi. Ad un certo punto il loro sound si è asciugato, si è fatto parecchio più intelligibile, più comunicativo, registrato decisamente meglio, ma lasciando intatta la sua anima inclassificabile. 

Pensate ad un gruppo prog psych rock anni ’70, e immergetelo in una pozzanghera catramosa di metallo nero (anche se ormai di metal non vi è più traccia, solo nell’attitudine è rimasta qualcosa riconducibile a quel genere). Ecco, suppergiù è quello che fanno i nostri strambi francesi.

Lux” esce a ben 8 anni di distanza dal suo bellissimo predecessore (cosa che fa capire quanto i nostri siano distanti da ogni logica o regola di mercato odierno), ma seppur così tanto tempo sia trascorso, prosegue imperterrito sulla stessa rotta già tracciata: tutto parte da dove sembra già avviato, e finisce d’improvviso, senza un vero e proprio finale, nel mezzo tanti cambi leggeri che fanno del flusso sonoro un qualcosa in divenire, rendendo l’ansia tangibile, lasciando l’oscurità ben presente e pronta ad avvinghiarsi alla testa dell’ascoltatore, dove prog, psichedelia occulta (loro stessi lo chiamano occult rock), noise e black metal diventano un tutt’uno in una maniera tanto unica quanto originale. Come al solito tutto strumentale, nessuna voce a disturbare il viaggio mentale che ci hanno riservato anche questa volta.

Bellissimo, unico, sperando non debbano passare altri 8 anni per averne ancora. 

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