HIDDEN TRACKS #45: LaColpa, Fvzz Popvli, Spesimin, Maud the Moth, DUNN with LORDS AND LADY KEVIN, Keiichiro Shibuya, Kathryn Mohr, Tayne
La musica di cui non tutti parlano

Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.
Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.
LaColpa – Where God Lives

Non so quanto sia corretto dire che LaColpa “emergano” dalle proverbiali nebbie alessandrine, dato che il sound della band è tanto denso e oscuro da non lasciar passare un singolo raggio di luce. Lo si sente bene in Where God Lives, apripista del nuovo album intitolato, per l’appunto, “In Absentia Lucis“, in uscita a dicembre per Brucia Records. Ambience asfissianti, lancinanti grida che si sovrappongono al massacro elettrico, tensioni sintetiche e un tappeto ritmico tellurico fanno del brano un delirio in piena regola, labirinto di psicosi sperimentali senza via di scampo.
Fvzz Popvli – Salty Biscvits

Lo scorso anno ci eravamo già scimmiati per il loro “Fvzz Popvli III” e il sentimento non è cambiato ora che i romani Fvzz Popvli hanno in serbo in nuovo lavoro, “Melting Pop“, che vedrà la luce a febbraio del prossimo anno per Heavy Psych Sounds. La curiosità è rintuzzata dal singolo Salty Biscvits, un anthem rockarolla sporco lurido fino al midollo, slabbrato e lanciato come un razzo fvzzante in mezzo alle terga di chi ascolto, chitarre fumanti, sezioni ritmica asciutta, anzi desertica e il piatto detroitiano è servito.
Spesimin – Stubborn Beast Flesh

Band relativamente giovane (fondati nel 2019), gli Spesimin da Philadelphia hanno radici profonde nel punk più laido e feroce, che hanno ben presto interpolato nella propria formula death metal. Si capisce sin da subito ascoltando Stubborn Beast Flesh, infilzata da riff ultraveloci ma che tradiscono immediatamente la matrice hardcore statunitense, che subito vira thrashcore a furia di rallentamenti e stomp malevoli, il tutto imbastardito dalla voce cavernosa del batterista/cantante Ian. Una bella mazzata primitiva. Il loro nuovo, omonimo album uscirà a gennaio 2025 per Strange Mono Records.
Maud the Moth – Siphorophones

Dopo tante chitarre cambiamo registro. Amaya Lopez-Carromero, artista spagnola di stanza in quel di Scozia, prende il nome di Maud the Moth e si lancia in composizioni dal lucore tenue e diafano. Siphonophores è estratto da “The Distaff“, in uscita il prossimo febbraio, e racchiude in sé tante anime: il pianoforte morbido ben si sposa con la vocalità lirica di Lopez-Carromero ma lascia anche sì spazio a tanto rumore, clangori che riempiono l’aria lanciando ancor più in alto il lato orchestrale del brano che cela, a sua volta, forti ascendenze post-rock.
DUNN with LORDS AND LADY KEVIN – Despair

Altro colpo per Overdrive Records che, questa volta, mette sotto contratto un trio di tutto rispetto. Dietro DUNN with LORDS AND LADY KEVIN si nascondono infatti Trevor Dunn, Kevin Rutmanis e Gina Skwoz. Inutile aggiungere altro, ché se siete qua sapete benissimo di chi stiamo parlando (si spera). Il combo è pronto a dare alle stampe, a dicembre, “Last Days At Hot Slit” e a fare da apripista troviamo Despair. La ricetta è semplice: un sacco di allucinazioni indotte da contrabbassi, chitarre che chitarre non sembrano, linee vocali da incubo e in acido totale e ritmiche scomposte fino al midollo. Roba buona, senza ombra di dubbio.
Keiichiro Shibuya – I Come from The Moon

Con l’intelligenza dobbiamo e dovremo farci i conti, lo sappiamo. E qui c’è il compositore giapponese Keiichiro Shibuya che ha realizzato un album, una vera opera di fantascienza alimentata dall’AI. “Android Opera Mirror” esce a febbraio ed esplora il rapporto tra umanoidi dotati di intelligenza artificiale e l’esperienza artistica umana. Al centro, un’orchestra diretta da un’IA e una solista robotica, accompagnate dall’unico elemento umano: il pianoforte delicato di Shibuya. Funziona? Funzionerà? Intanto con il primo estratto I Come from The Moon, un po’ di curiosità c’è, forse è paura, vabbè. Si tratta di una rivisitazione in chiave AI di un brano realizzato un paio di anni fa per una campagna pubblicitaria di Gucci.
Kathryn Mohr – Driven

Con The Flenser si casca bene o male sempre in piedi, e la sensazione è che anche di Kathryn Mohr si parlerà bene. L’artista di Oakland è pronta a debuttare a gennaio con l’album “Waiting Room“, che si preannuncia non certo un disco allegro, ovvio. Songwriting intricato, registrazioni ambientali, composizioni circolari, atmosfere ipnotiche: il tutto è stato registrato in Islanda, all’interno di una vecchia fabbrica di pesce abbandonata, immersa in una natura remota, con Mohr che, dichiara, ha trascorso svariate ore in una stanza di cemento senza finestre, illuminata da una fila di lampadine multicolore. Ne sono spuntate fuori canzoni dai toni orrorifici, ispirate a storie surreali (?) come l’amputazione di un arto per colpa di un ascensore difettoso. Che dite, ci sta? Driven è il primo singolo.
Tayne – Fear

Gli amanti di un certo industrial moderno potranno apprezzare l’album di debutto degli irlandesi Tayne, “Love“, in uscita a fine gennaio su MNRK / Inside Job. Non c’è nulla di inaspettato nella musica dei nostri a giudicare dal primo estratto Fear, nemmeno la partecipazione di James Spence dei Rolo Tomassi, ma il pezzo funziona in un mix di nostalgismo e modernità che riporta alla mente almeno una dozzina di altri nomi. Per gli affezionati del genere, che in giro non sono neanche pochi.
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