Devin Townsend – PowerNerd

Recensione del disco “PowerNerd” (Inside Out Music, 2024) di Devin Townsend. A cura di Sara Fontana.

Eccoci qui sull’astronave sonora di Devin Townsend, stavolta la destinazione è confrontarsi con l’Adesso e non essere passivi, sono tempi duri, durissimi e servirà tanta empatia per andare avanti, ma l’empatia si sa, è un’arma a doppio taglio perché risucchia il malessere altrui devastando chi ce l’ha come superpotere. Dunque, ci resta poco da fare: andare avanti con ironia, consapevolezza e coccolare il gatto anche se quest’ultimo è una Stronzo come la mia, o quella di Devin Townsend

Il musicista canadese ha un piano empatico ben preciso, in cui oltre alle proprie chitarre, i componimenti e le marionette tira fuori testi e creatività in maniera piena, divertente ma anche emozionante, cosa che sa fare davvero molto bene e direi pure da sempre. La musica è il bagaglio meditativo di Devin Townsend, undici tracce come undici respiri sono presenti in “PowerNerd”, ognuno di essi porta in sé qualcosa di diverso. 

Così è bello riflettersi tra le buffe avventure dai toni metal di PowerNerd, piangere e gridare assieme alla ballata angelica Falling Apart, riprendere energia devastante sui ritmi rock’n’roll e gli interventi 8bit da videogame della glam Knuckledragger per poi fare un respiro profondo di dream pop sulle note di Gratitude che ci riporta alla mente il meraviglioso mondo di “Empath”.

E si continua, ancora molte altre emozioni fanno rinascere l’animo e Townsend ci passa una corda di salvataggio fatta di luce in Dreams of Light, dove le parole possono abbracciare i momenti difficili facendoci sentire meno soli. Ubelia è un invito ad andare avanti e lasciare ai ricordi ciò che era, ma anche ad essere consci che sia umano poterne rimanere incatenati. L’alternarsi di sintetizzatori dreamy e chitarre prog metal è perfetto in questo contrasto lirico e ci porta dritti tra le braccia della cruenta Jainism che rende bene l’idea della pratica e dei contrasti presenti nel Giainismo. Con Younger Lover torniamo ad una classica ballata Townsendiana che mi avrebbe straziato il cuore da adolescente, ma riesce a farlo abbastanza bene anche adesso. 

Siamo al giro di boa purtroppo, dalle polveri di Younger Lover prende forma nello spazio l’epica Glacier nonché il brano più meditativo sul “qui ed ora” di “PowerNerd”Goodbye, esplosiva e corale è un mandala e trascina in sé la capacità di lasciare andare, trovo molto saggia l’idea di metterla come penultima canzone tanto più che preannuncia un finale spaziale: Ruby Quaker, una sorta di sigla rock’n’roll lanciata verso i due progetti paralleli di Townsend: The Moth ed Axolotl. 

E mentre anche io, assieme alle mie di marionette, i gatti e la follia di un raffreddore devastante sottolineato dalle mestruazioni, vado a bere il mio amato caffè mattutino, alternatore di pazzi stati d’umore come tutte le droghe, invito tutti voi all’ascolto di questa ennesima meraviglia di Devin Townsend

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