Interpol – Live at Third Man Records
Recensione del disco “Live at Third Man Records” (Third Man Records, 2024) degli Interpol. A cura di Cinzia Milite.
Registrato in presa diretta su acetato durante un’afosa estate nella sede della Third Man Records di Jack White a Nashville, il nuovo LP live degli Interpol è un invito alla ribellione. “Live At Third Man Records”, con le sue otto tracce, è una retrospettiva compatta che abbraccia oltre vent’anni di carriera di una delle più iconiche band post-punk di New York. Più che un concerto, è una dichiarazione di intenti: preservare l’anima malinconica del loro suono, senza piegarsi ai compromessi del tempo.
L’approccio purista della registrazione analogica – un rituale che passa attraverso un tornio Scully del 1955 (strumento principe per l’incisione della lacca vinilica) e culmina nelle pressature della Third Man a Detroit – restituisce una performance che sa di materia grezza e verità sonora. È il suono nudo degli Interpol, spogliato delle nebbie di produzione ma avvolto nel loro noir senza tempo. È come osservare una tela esposta in una galleria: ogni brano è una capsula curata nei minimi dettagli, senza spazio per ritocchi o aggiustamenti.
La batteria di Sam Fogarino pulsa vertebrata, mentre la chitarra di Daniel Kessler incide solchi lanosi che emergono con una chiarezza quasi sacrale. Il tutto trova equilibrio nella voce nervosa e imperfetta di Paul Banks, che in brani come Say Hello to the Angels sfiora il tremore, amplificando un’autenticità impossibile da replicare in studio. Lo stesso vale per la trasformazione tra Lights e NYC, dove l’assolo spigoloso di Kessler guida l’ascoltatore in un viaggio ipnotico, sospeso tra distacco glaciale e dolce malinconia.
Hanno perso parte dell’energia che li definiva agli albori? Forse. Ma in compenso hanno guadagnato una maturità sonora che trasuda classe e risolutezza. “Live at Third Man Records” non è per chi cerca una reinvenzione. È un museo della loro essenza, una celebrazione di ciò che sono diventati: una band che ancora scrive inni alienanti, che ancora sa essere imprevedibile.
Gli Interpol non promettono rivoluzioni, ma alzano il sipario sul loro enigmatico stato di apatia e insoddisfazione per offrire un’esperienza tanto raffinata quanto fedele.




