Bryan’s Magic Tears – Smoke & Mirrors

Recensione del disco “Smoke & Mirrors” (Born Bad Records, 2024) dei Bryan’s Magic Tears. A cura di Alessandro Piccin.

I Bryan’s Magic Tears, emersi una decina d’anni fa dalla scena parigina con due piccoli capolavori lo-fi in bilico tra garage e slacker rock (un self-titled album nel 2016 e “4 AM” nel 2018), ci avevano sorpreso nel 2021 per un inaspettato cambio di marcia. “Vacuum Sealed” – questo il titolo del loro terzo disco – li aveva infatti visti reindirizzare la loro energia verso lidi decisamente più Britpop e shoegaze. 

Con “Smoke & Mirrors” – uscito il 4 novembre per Born Bad Records (nella cui scuderia troviamo la crème de la crème della scena alternativa d’oltralpe, tra cui La Femme, Arthur Satàn e Forever Pavot, per citarne alcuni) – i Nostri proseguono la virata in direzione “Madchester”, aggiungendo però alle ormai consolidate trame shoegaze una componente elettronica che strizza l’occhio al dancefloor.

Si comincia con Crab Kiss, i cui lussureggianti sintetizzatori ci fanno pensare immediatamente a Spectrum e Underworld. Segue una tripletta killer dai ritmi belli pulsanti: Stream Roller, nel cui irresistibile groove digitale inzuppato di riverberi echeggiano i fantasmi di Spacemen 3 e Primal Scream; Fancy Cars, con un wall of sound degno dei migliori Ride; Stalker – indubbiamente un altissimo del disco – con graffianti oscillazioni noise a sei corde tutte My Bloody Valentine (riprese poi sul finale con Deep Blue). Iconica anche la traccia Raised by the Rain, in cui gli shoegazers duri e puri riconosceranno un omaggio a When the Sun Hits degli Slowdive, seppur incastonato in una cavalcata alla The Jesus and Mary Chain.

Salta subito all’orecchio la chimica tra Benjamin Dupont (chitarra/voce) e Laurianne Petit (basso/voce), le cui voci si completano perfettamente creando a più riprese dinamiche davvero affascinanti. Le corde di Dupont, ribelli e abrasive (qui in chiara emulazione/adorazione di Shaun Rider degli Happy Mondays), si fondono con quelle delicate di Petit, creando una sintonia che esplode in brani come Deathrow e Beauty and the Beat – ballatone spartiacque che rievocano brillantemente l’atmosfera onirica dei Cocteau Twins​ – così come nelle avvolgenti trame acustiche di Lady D in chiusura del disco.

Nel suo complesso, “Smoke & Mirrors” riesce nella non semplice impresa di rivisitare in chiave moderna e con grandissima personalità una fetta significativa degli anni Novanta, conservandone autenticità e spirito undergound. Un’operazione decisamente non da poco, ma che ai nostri colleghi d’oltralpe sembra riuscire naturalmente, basti pensare al collettivo bordolese Flippin’ Freaks (ne approfitto per consigliare l’ultimo album di Opinion, “Troisième Opinion”, uscito giusto qualche giorno fa per l’etichetta Les Disques Du Paradis).

Per noi, con “Smoke & Mirrors” i Bryan’s Magic Tears confermano il loro status di punta di diamante della scena alternativa francese, realizzando un disco non solo all’altezza dei predecessori, ma che li supera, offrendo un’escape sonora allo stesso tempo nostalgica ed euforica, destinata a risuonare in molteplici scenari musicali​ e che nulla ha da invidiare a quella di colleghi d’oltremanica o d’oltreoceano (DAIISTAR o Dummy, per citarne un paio). Un vero e proprio bijoux.

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