Anna B Savage – You and I are Earth

Recensione del disco “You and I are Earth” (City Slang, 2025) di Anna B Savage. A cura di Eros Iachettini.

Lo scorrere dell’acqua, un synth fatato e un pizzicato di chitarra classica introducono la nuova creazione di Anna B Savage, e il suo timbro profondo e dolce avvolge immediatamente l’udito dell’ascoltatore, ormai immesso al di dentro di una luminescente selva.

“You and I Are Earth”, prodotto dall’irlandese John “Spud” Murphy (Lankum) per l’etichetta tedesca City Slang (Anna Von Hausswolff, Calexico e così via)il 24 gennaio 2025, ha il difficile compito di accontentare un pubblico molto curioso dopo “in|Flux”(2023) e “A Common Turn” (2021), i due dischi di partenza del progetto di Anna. L’artista, in questi, affonda in un clima infuso di lirismo e poesia unendolo e manovrandolo assieme alla musica cantautorale, con l’aggiunta di elementi elettronici i quali contribuiscono ad ampliare la visione e la sensazione di questo ambiente. La sua terza creatura musicale, invece, piuttosto che sviluppare lo sperimentalismo digitale della produzione precedente, è più analogica, legata al bisogno di rigenerarsi, di recuperare i legami col mondo e la comunicazione verso di esso.  

L’omogeneità del long play è al contempo lineare e curvilinea, la struttura non cede mai, calza perfettamente nell’involucro che la sua autrice ha deciso di cucirgli addosso; eppure, le emozioni riflesse al suo interno sono multiple, i suoi crescendo sono gioiosi e sinceri. Qui si parla di bene, nella sua accezione generale, astratta: si parla di prossimità e di amore, anche attraverso l’uso metaforico di un Paese (la lingua irlandese di Mo Cheol Thù), nonché di fiducia (I Reach for You in My Sleep) e la sua aura è dannatamente credibile, grazie alla coerenza che l’autrice è riuscita a dare alle composizioni, a definizione di un percorso anche psicologico che aveva imbastito nel corso della sua carriera. 

Talk to me è un’introduzione soffice, abbastanza classica ma accogliente, che, come un grembo materno, comunica in maniera diretta e rassicurante. In Lighthouse si aggiunge una componente corale, si presenta come un brano acustico tradizionale in cui Anna mette in mostra i propri registri vocali, ma subito dopo compare di colpo Donegal e la voce si scurisce di nuovo, tornando a quella forma che ha reso così apprezzata la cantautrice britannica, e dove predominano suoni cupi, in un brano più appartenente a un alternative pop rispetto a un brano classico. Di tanto in tanto, subentra una vena indie che Anna B Savage ha deciso di concedere ad alcuni brani, come ad esempio la suddetta Donegal o Agnes, cantata assieme alla cantautrice irlandese Anna Mieke. Le due ballad finali (You and I Are Earth, The Rest of Our Lives) esprimono, per quanto non allo stesso modo, la necessità di interpretare la vita come un rapporto con l’altro, sia che esso significhi radicarsi e immedesimarsi in una rappresentazione più naturale o che si diriga verso una riflessione sulle esperienze che abbiamo avuto e che dovremo ancora avere.

La nuova produzione di Anna B Savage contribuisce a colorare sempre di più l’immagine di un’artista eccellente, in grado di rendere la musica che comunica un continuo viaggio dentro sé stessi. I suoni della natura e dell’ingegno umano rendono l’artista di oltremanica una placida sciamana dell’inconscio, in grado di elevare l’esperienza musicale tramite il suo mistico cantato. “You and I Are Earth” rappresenta in pieno l’opera di una cantautrice che negli anni ha stabilito dei parametri e degli standard molto elevati, a tal punto da essere una delle cantautrici più interessanti del panorama internazionale. 

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