Lacuna Coil – Sleepless Empire

Recensione del disco “Sleepless Empire” (Century Media, 2025) dei Lacuna Coil. A cura di Sergio Bedessi.

Esce oggi 14 febbraio 2025 l’ultimo album dei Lacuna Coil, “Sleepless Empire”, per Century Media. Come promette il titolo qualcosa che non farà certo dormire chi vorrà ascoltarlo e sicuramente lo apprezzerà.

Si tratta del decimo lavoro del gruppo italiano, ancora una volta ricco delle sonorità caratteristiche dei Lacuna Coil, ma con pezzi che fanno trasparire influenze varie, alcune di provenienza cinematografica, altre di sapore mediorientale ed epico, nel complesso un album equilibrato, una sorta di sintesi della loro musicalità.

È doveroso ricordare che i Lacuna Coil, un orgoglio italiano in campo musicale, sono una delle band metal più famose al mondo, oltre ad essere una delle più influenti, e che i loro album hanno scalato le posizioni delle classifiche musicali più prestigiose al mondo, come la Billboard Top 200. Sono oltre venti anni che questo gruppo domina, ininterrottamente, il panorama musicale della musica metal, anche se classificare la musica dei Lacuna Coil in un’etichetta molto specifica non rende certo merito alla varietà di emozioni che riescono a suscitare nell’ascoltatore, e questo ultimo prodotto musicale lo dimostra ampiamente.

L’album è composto da undici pezzi, nella maggioranza abbastanza omogenei, fra i quali alcuni spiccano non solo per le sonorità particolari, ma anche per i testi significativi.

The Siege con le significative parole “…Surrender is no option, I’ve nothing left to lose, I stand up without complaints…” e con l’introduzione a metà fra sonorità drone e sonorità orientali stimola l’ascoltatore a mettersi in uno stato d’animo particolare, poi consolidato dall’inciso “It’s my war/ I’m back against the wall” che apre alla meravigliosa voce di Cristina ScabbiaTime is deceiving…”. Chi ascolta il pezzo musicale vive veramente le impressioni che prova chi si sente assediato, sia esso una singola persona, o un’intera città come sembrano suggerire le sonorità successive, con i cori.

Interessante l’impianto armonico rilevabile nell’alternanza delle strofe di Scarescrow, così come ben congegnato quella sorta di dialogo fra la voce della cantante (“I’m half alive but I am mostly dead…”) e la voce growl (“‘cause i’m a freak of nature…“). Mentre alcuni pezzi, come Gravity, propongono all’ascoltatore musicalità quasi liturgiche, forse eccessivamente suggestive in questo senso, rafforzate anche dal testo in latino, altri come Oxygen risultano più classici con riferimento agli album del passato del gruppo.

Sempre in Gravity risulta interessante il gioco di parole contenuto nella seconda strofa, quel “Aeterna lacuna” (abisso eterno) che richiama il nome del gruppo “Lacuna coil”, nome peraltro più riferentesi a termini anatomici che metafisici. I Wish You Were Dead è probabilmente il pezzo più bello, non solo per la stupenda performance della voce femminile, ma anche per la profondità del testo: non si tratta, come potrebbe sembrare a prima vista, di un augurio di morte, ma di una riflessione profonda sulla difficoltà della separazione emotiva, su quanto possa essere difficile lasciare andare un rapporto, tant’è che il pezzo chiude con un ambiguo “I wish you were”, un rimpianto misto a un desiderio.

Rilevante anche Never Dawn, con un inizio tribale e sonorità acustiche di stampo mediorientale, che si protraggono fino alla singola parola “run”, pronunciata a voce bassa, per poi passare al dialogo voce femminile (“Ignite the fire in your heart…”) / growl (“I have to rely on myself…”).

In definitiva, l’ultimo album dei Lacuna Coil è qualcosa che da una parte rappresenta una sintesi del percorso musicale ultraventennale di uno dei gruppi musicali più importanti al mondo nel genere metal, dall’altra fornisce una sorta di prospettiva di quelle che potranno essere le esplorazioni musicali future, conservando una grande capacità di donare all’ascoltatore emozioni particolari.

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