Spiritbox – Tsunami Sea
Recensione del disco “Tsunami Sea” (Rise Records, 2025) degli Spiritbox. A cura di Patrick Dall’O’.
È passato poco più di un anno dalla loro ultima fatica intitolata “The Fear of Fear”, che ha ripagato non poco direi, donando ai Spiritbox un’ottima accoglielnza della critica e ben 2 nomination ai Grammy per la miglior performance metal (quest’ultima vinta dai Gojira, ma vabbè, questa è un’altra storia). Detto ciò, le aspettative che noi tutti giustamente possiamo avere non sono elevate, no, molto di più direi!
Con “Tsunami Sea” possiamo affermare che la band canadese ci ha proposto a tutti gli effetti la loro miglior versione: la voce di Courtney LaPlante spazia dallo scream più viscerale e distruttivo ad un pulito così leggero e soave da farci credere che all’interno della stessa persona convivano 2 entità ben distinte. Tutto ciò poi viene composto e assemblato al meglio utilizzando riff possenti e ben scanditi con parti elettroniche/ambientali che, mescolate assieme, danno vita ad un contesto quasi surreale.
Le danze vengono aperte da Fata Morgana che, come una sassata nei denti, fa capire di che pasta è fatto il quartetto: con un riff e un ritornello molto post-metalcore iniziamo ad inoltrarci nell’album dove ci imbattiamo in Black Rainbow che sembra una sorta di canzone da video-game con influenze alla Veil Of Maya. Il disco prosegue con i singoli estratti in anteprima, cioè Perfect Soul e Soft Spine, ormai già nelle orecchie e nella mente di tutti per lo stile ormai inconfondibile alla Spiritbox. La canzone che dona il titolo all’album risulta essere una delle più bilanciate e orecchiabili di tutto il lavoro, dando più spazio alla voce pulita di Courtney e lasciando qua e là dei buchi adatti alle irruzioni violente da parte della sezione ritmica. Con Crystal Roses, inoltre, la band ci catapulta indietro di 15 anni con dei break elettronici degni delle miglior band emo-core/electronicore, facendoci vivere una seconda giovinezza ormai quasi lontana anni luce. Il tutto si chiude con Deep End, perfetta per concludere questo viaggio tra malinconia e quel fruscio continuo quasi a ricordare un mare calmo ma che in pochissimo tempo può cambiare con una violenza inaudita, proprio come loro.
Tirando le somme, “Tsunami Sea” risulta essere, oltre ad un lavoro equilibrato e piacevole da ascoltare, anche la conferma che i nostri Spiritbox sono oramai una delle forze del nuovo Metal e meritano di essere in cima con i più grandi del genere. Non ci resta che attendere il 24 di giugno per poterli vedere calcare il palco degli I-Days assieme ai Linkin Park e poterci così godere finalmente tutta la potenza e la bellezza di “Tsunami Sea” anche dal vivo.




