Egreen – Fare rap non è obbligatorio

Recensione del disco “Fare rap non è obbligatorio” (Payback Records, 2025) di Egreen. A cura di Simona Cannì.

Basta mezza barra per immaginare un universo, la differenza in questo caso è che con “Fare rap non è obbligatorioEgreen lo realizza.

Pubblicato il 7 Marzo quest’album non è Egreen, quest’album non è di Egreen. “Fare Rap non è obbligatorio” è il manifesto di Payback Records, l’embrione di un progetto a lungo gittata.

Ma ci vuole un passo indietro…Poco più di un anno fa, Nicolás Fantini si ferma: “To be or to back?” e fa la quadra. Si, ha ancora cuore e ancora fame e lasciatelo dire, “Nicolás”, è “Bellissimo”…Così fonda Payback Records, un’underground label che sceglie l’indipendenza da un mercato fatto di suppostine droppate a mezzanotte e si mischia solo con barre dritte cotte a fuoco alto di vita reale. C’è un unico obiettivo: il RAP.

il rap E’ obbligatorio per chi ha qualcosa da dire”, scrive Egreen in uno dei suoi post e mette a roster 18 rapper che da dire ne hanno. Sono emergenti con sputano vita nel mic facendo risorgere i morti, sono artisti che danno il benvenuto all’inferno, quello vero, dove non c’è il cash, dove ti spacchi la schiena di giorno e scrivi la notte per generare un “butterfly effect” (Sesto Carnera in Nurmagomedov) quelli che sanno che “le persone piccole fanno la voce grossa” (Andre Dono in 235U), quei “tanti” (Egreen in Tanti) dei cantieri, dei magazzini e dei bassifondi… che per questo, proprio per questo sono anche i nomi che non girano abbastanza. Per questo, proprio per questo, sono i nomi che l’algoritmo non fagocita.

Sul compiacimento dell’algoritmo, mi viene in mente una delle affermazioni di Egreen – nell’intervista di Aelle Magazine – che riguarda la perdita di curiosità. Un’assenza pericolosa, la consacrazione di un’abitudine che viaggia a velocità di bit e 01 nell’elenco di istruzioni dettagliate di generazione input dritta verso il vuoto. Consumiamo il già sentito, guardiamo il già guardato e ci annichiliamo nel conosciuto. “Fare rap non è obbligatorio” è il forestiero. Non è per tutti lasciarlo entrare. A questo punto “FRNÈO dovrebbe già essere partito in play, ma perchè scegliere un pit-stop d’appetito quando possiamo fare clic con la bava alla bocca?

L’album si apre con Tanti, l’intro di Egreen, unica track senza feat con produzione Neazy Nez, che stabilisce immediatamente il tono del disco e in cui non lascia spazio a nessuna interpretazione su ciò che vuole fare, sugli obiettivi di Payback Records e su quello che ci aspetta in tracklist.
Tu dammi quel cazzo di mic e ti spiego come si passa il testimone a chi verrà in sto cazzo di impiego!” 

Delle 12 tracce faccio un’intro solo a 4. La scelta è direttamente contestuale ai percorsi dei rapper presenti in alcuni feat, che confermano in un contesto condiviso come questo un potenziale che abbiamo moltissima voglia di vedere farci i buchi in faccia nel futuro.

In BodoniEgreen, Roy Zen e Brattini incidono il messaggio come Giambattista sulla produzione di JayBee Vibes perchè sulla scena c’è “troppo egotrip da Gengis Khan […] non sei il nuovo Boris Vian, io non sono nel tuo viaggio, cerco un po’ di elevazione, sta cabina per le rec fa da cabina di depressurizzazione”.  Nota per Brattini che con l’album “Il senso dell’umorismo” è finito dritto nei miei migliori album del 2024 e quando è in combo con Toni Zeno si fanno voli pindarici in triplo salto carpiato.

A metà della tracklist ci intossichiamo con un po’ d’uranio in 235U.
La produzione di Squarta e Gabbo arriva dritta, Andrea Dono e Unblasfemo ci spettinano e infatti è la migliore traccia dell’album. Le barre di Dono ci elevano davvero, raccontandoci il mito del merito, del successo e “vallo a spiegare ai tuoi idoli che crescere dove non ci sta un cazzo, ti fa crescere gli stimoli” e quando entra UnBlasfemo in tiro con le barre in dialetto e tutta la verità di “rullare calcestruzzo in una betoniera”, non si hanno più altri dubbi: quella curiosità che va oltre le colonne d’Ercole dell’algoritmo deve essere viva e ci deve incendiare. Nota per Andrea Dono che insieme a Gio Lama a Dicembre ci hanno regalato un album difficile da dimenticare “Liberaci dal Mare”, con una tracklist impeccabile. 

Traccia 8 di 12, Triglifo. Egreen conferma, ma poi non te l’aspetti che Chyky spezzi il flow di un’intero album. E che ve lo dico a fare? Sarò breve…ascoltare subito. 

Chiudo con l’ultima traccia ad alto concentramento di potenziale, quella che porta il nome di un lottatore prima e un allenatore poi: Nurmagomedov. Khabib Nurmagomedov è un fighter della categoria pesi leggeri per la promozione statunitense UFC, che detiene il record imbattuto in attività nella storia delle MMA e se nel nome del padre è un esempio di saggezza e introspezione, dentro l’ottagono sa che per sopravvivere deve essere brutale. Immagino la consegna del testimone di Tanti, vedo le barre accomodanti che girano a stream scontrarsi con quelle dei rookie della track di “Fare Rap non è obbligatorio”. Sesto Carnera, Damn Daniel e Peter Wit, infatti, sono da tenere sotto strettissimo controllo.

E se non hanno “lavorato bene alla loro brand identity”, è chiaro che a barre “tu scappa, inventati una brand new identity”. Qui la nota è per Sesto Carnera, che nell’ultimo anno ha droppato singoli per condimento, assaggi saporiti che ci hanno aperto la bocca dello stomaco e di cui ora vogliamo assaggiare il piatto forte, quello capace di mostrare in pieno la sua sostanza, confermando le aspettative generate dai bocconi precedenti.

Abbiamo tutti ancora cuore e ancora fame…così l’unica conclusione possibile è cliccare play e mangiare.

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