M83 – A Necessary Escape
Recensione del disco “A Necessary Escape” (Other Suns, 2025) di M83. A cura di Eros Iachettini.
C’è stato un momento nel quale M83 era ovunque, trascinato dall’azzeccatissimo singolo Midnight City, il quale era presente in tutti i media possibili; non solo, altri brani di “Hurry Up, We’re Dreaming” (2011) sono stati inseriti all’interno di spot pubblicitari, show televisivi e opere cinematografiche (come ad esempio Wait e Outro), trainando così il suo successo. Questo è il momento più slanciato della carriera di Anthony Gonzales, uno dei due fondatori e da vent’anni solista dell’intero progetto, che da qui in poi darà un taglio principalmente elettronico alle produzioni di M83, senza lasciare indietro i primi album dell’ex duo, intrisi di chitarre serpentine, cori e tinte shoegaze. Ma due anni dopo, nel 2013, arriva la prima colonna sonora cinematografica per il film “Oblivion”, e qui si spalanca un nuovo frangente artistico: Gonzales finirà per essere incluso, più o meno trasversalmente, in alcuni progetti di pellicola per il grande schermo, senza interrompere la propria carriera solista.
Gli album successivi, come “Junk” (2016) e “DSVII” (2019), stratificano la costruzione del sound di M83 tramite agganci emozionali, atmosfere sognanti e nostalgie synth-pop. Conclude, fino a ora, la parabola epica ed emozionante ottenuta con “Fantasy” (2023). Il suo successore viene disegnato sopra al documentario del regista francese Jalil Lambert e intitolato “Dakar Chronicles”, in uscita alcuni giorni dopo la colonna sonora: “A Necessary Escape”, pubblicato il 9 maggio 2025 tramite l’etichetta discografica dello stesso M83, Other Suns, torna quindi a raffigurare la musica nell’ambito cinematografico.
Già prima della pubblicazione dell’intero album, era stato rilasciato un brano chiamato A Necessary Escape (Part 2), offrendo un assaggio delle sonorità prevalentemente ambientali e riflessive che caratterizzano questo nuovo progetto. L’album si compone di 12 tracce, pressoché strumentali, e sviluppano un senso di quiete e contemplazione, come suggerisce il titolo stesso, nomen omen, una “fuga necessaria”.
Le tastiere evocative e dai suoni ampi aprono A Necessary Escape (Part 1), fino all’irrompere delle chitarre distorte, dei tumulti della batteria, per poi spegnersi d’improvviso. I disegni sonori diventati iconici dalle produzioni di M83 sono presenti, con l’artista che ripercorre molte tappe del suo percorso: sobbalzano ritmi coinvolgenti (Strike Machine, Members of the Universe), che si trasformano poi in larghe sezioni ambient (Solid State Ricochet, To Our Guided Voices) e si allargano verso altri orizzonti sperimentali (Artificial Infinity). Brani come Echoes ripropongono più vividamente stilemi cari alla produzione dell’artista, gli arrangiamenti di Atlas Imperial creano un complesso e massiccio sistema di sintetizzatori che addensa la qualità dell’ascolto. Un muro di suoni riporta l’ascoltatore alla contemplazione con la quieta A Necessary Escape (Part 3), così che possa rilasciare la tensione delle molteplici emozioni provate.
Anche fuori dal suo contesto di affiancamento alla parte visiva del documentario, la trama musicale intessuta in “A Necessary Escape” è convincente e piuttosto bilanciata, mescola tutti i canoni principali della musica di Gonzales e rientra nei gusti di chi conosce quanto più quanto meno lo spessore artistico di M83.




