Full of Hell – Broken Sword, Rotten Shield

Recensione dell’EP “Broken Sword, Rotten Shield” (Closed Casket Activities, 2025) dei Full of Hell. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.

Silenzio, questo sconosciuto. Tre dischi a firma Full of Hell solo nel 2024, uno da soli, l’altro con i Nothing e il terzo con Andrew Nolan. Non tutti perfetti (a parte “Coagulated Bliss”), ma fatelo voi. E ora? Ora un nuovo EP. Volevamo un full length? Io sì. Perché sì. Gli EP mi sono sempre stati – perdonate il francesismo – in punta al cazzo. Quantomeno quando il livello è tanto alto.

Sette brani, un mondo completamente avulso a quello già esplorato nell’anno “appena” passato. Basta la copertina. Siamo nel reame del dark fantasy, e chi gioca di ruolo sa di cosa parlo. Chi non lo fa, può arrivarci. Siamo in un’altra realtà, sporca, piena di crepe. Spada rotta e scudo guasto. Non si va in battaglia così male in arnese. Ma il dolore non si affronta mai davvero, manco con l’armatura migliore in circolazione, ma se ti batti anche così come sei, dato per perduto, e ti capita di vincere, lo fai da cazzuto bastardo.

Sono spuntate, le armi dei Full of Hell? Quando mai. Affilatissime, altro che broken sword. Ma torniamo al dark fantasy. Prendete il video di Knight’s Oath: animali antropomorfi, cappa e spada, anelli magici, spade, bastoni, archi. Si battono con ombre oscure, spettri che non li fermeranno. “No glory on this earth / No reflection in his mirror / For all, forgotten / For thee, forever”, grida Walker mentre Hazard, Bland, DiGristine e Solomon abbattono la scure sludge imperlata heavy, in tempi medi, pesanti, letali.

È il mondo descritto nella title-track, un mondo perduto tra foreste e castelli diroccati, perché è la perdita il perno attorno cui gira tutto quanto, “the sting of loss remains cruelest”, “all warriors fall on the field”, e via di incornata death metal, quello oscuro, marcescente ma gonfio all’eccesso. Voglia di noise rock impallinato death? Ecco Lament of All Things, ludibrio spooky, “the failure of ancient god”, ancora malessere. Altra landa, altro suono, Corpselight è il crocevia immerso nella nebbia in cui si incontrano dungeon synth e industrial e lo fanno nel gelo più assoluto. Il party si allarga, arrivano i KRUELTY a dar man forte, To Ruin and the World’s Ending è un macello doom sfasciato dal rumore, circondato da odio e distruzione noise, orrenda bruttura di qualcosa che va al collasso finale.

La storia si interrompe qui. Che fastidio. Sento che poteva esserci altro da raccontare. Tanto altro. Maledetti EP, non vi digerirò mai.

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