Full Of Hell – Coagulated Bliss

Recensione del disco “Coagulated Bliss” (Closed Casket Activities, 2024) dei Full Of Hell. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.

Dei Full Of Hell negli ultimi tredici anni, ossia dall’uscita del loro folgorante debutto “Roots of Earth are Consuming my Home”, abbiamo imparato a conoscere l’assoluta impossibilità di prendere in esame il restare fermi. Il quartetto capitanato senza resta da quei due fulminati di Dylan Walker e Spencer Hazard ha dato alle stampe, di volta in volta, tasselli fondamentali per quel che riguarda l’apocalisse in forma sonora. Li potremmo definire “scienziati della violenza”, qualsiasi cosa significhi violenza, che sia in forma elettrica, acustica, elettronica, ma sempre e per sempre rumorosa oltre i limiti del fastidio (che in questo caso è solo delizia senza l’annosa rottura di palle della croce) sbattendosene le palle dei cliché o aderendovi senza rimorsi, senza doversi per forza mettere una “divisa del metal”, come invece vorrebbe tanto per tutti i gruppi esistenti un certo tizio che si è impresso a fuoco una croce rovesciata sulla fronte per fare più “cattivone” tramutandosi, invece, in una semplicissima macchietta (e quindi spesso giustamente deriso, anche per i dischi della sua band).

Se lo scorso anno hanno fatto un tentativo, riuscito a metà, di sconfinare nei territori -gaze in compagnia dei Nothing, nel 2024 serrano i ranghi tornando corazzata compatta e pronta a rigurgitare, ancora una volta, ogni tassello del male sonoro esistente. Il riff di apertura di Half Life of Changelings emana sentori grunge, subito disattesi dall’abbattersi infausto di blast beat impietosi lanciati a palla di cannone, gli stessi blast beat che tormentano i ritmi in mid tempo dell’astiosa macchina noise rock Doors to Mental Agony. Ancora noise rock mefistofelico è quello che divora le fondamenta di Transmutating Chemical Burns, con tanto di aperture in campo aperto che buttano giù i denti, almeno quanto il rifferama thrashante della title track che rifila una dietro l’altra solo mazzate in tempi quadri. Fractured Bonds to Mecca è downbeat Stige, inferno privato e sintetico, raveadelia industriale che mangia il cuore ma la vera frattura e il vero Inferno arrivano quando a palesarsi è la lentezza esasperante di Bleeding Horizon, cumulo nembo nefasto che in sei minuti e rotti si porta dietro un intero sabba di streghe in procinto di evocazione demoniaca nel bel mezzo di una discarica fetente a cielo aperto, tagliando di netto il disco in due.

Qui fanno capolino due belve provenienti dalle peggio maleboglie: Ross Dolan da quella degli Immolation che dona fulgore alla già abbastanza abbacinante Gasping Dust, lordura death demolita da synth e ritmiche massacrate e Jacob Bannon che da un po’ di tempo sguazza proprio nel death con i suoi Umbra Vitae (va però detto non con risultati ottimali) ma che qui torna ai fasti post-core di cui Malformed Ligature è figlia infame, picchiata dritto per dritto sui denti, disturbata e disturbante, che migliora quando fa dell’assolutezza e delle aperture acide cuore pulsante di sé stessa, chiusa da una coda di sassofono raggelante. Lo scettro di questa metà però lo detiene Gelding of Men, un campo minato da stomponi noise come trappole da cui non si può sfuggire.

Indubbiamente certe loro collaborazioni (una su tutte quella con Merzbow) racchiudono un mondo a parte e fanno male, ma è quando i Full Of Hell corrono soli che danno il meglio di sé, ancora una volta, in questo mondo piatto, creano asperità capaci di intrappolare. “Coagulated Bliss” è un album che dà respiro togliendolo, getta benzina sul fuoco di certa musica pesante e riaccende l’incendio che dovrebbe dare alle fiamme una realtà assopita da chissà quanto tempo e per quanto ancora.

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