Skunk Anansie – The Painful Truth
Recensione del disco “The Painful Truth” (FLG Records, 2025) degli Skunk Anansie. A cura di Imma I.
A distanza di nove anni dal loro ultimo lavoro in studio “Anarchytecture” tornano gli Skunk Anansie con un nuovo album dal titolo “The Painful Truth” promosso in tutto il mondo come una promessa di garanzia, difatti risuonano un po’ ovunque le parole che Skin ha affidato alla stampa sostenendo: “[…] abbiamo fatto dei bei dischi a suo tempo, ma è passato molto tempo da quando abbiamo fatto un grande album. Ed è questa la dolorosa verità. Capire questo ci ha portato a realizzare quello che credo sia il nostro disco più bello”, e chi siamo noi per smentirla?
Resto convinta che ogni musicista conosca il proprio talento e i propri limiti, la fase creativa che sta attraversando, quanta potenzialità abbiano le sue canzoni, se Skin ha rilasciato queste dichiarazioni è perché sa che in fase di composizione dell’album e di registrazione gli Skunk Anansie al completo, dunque, lei, Ace, Cass Lewis e Mark Richardson, hanno dato il meglio di loro per affacciarsi in maniera poderosa in questo nuovo percorso.
An Artist Is an Artist, il primo singolo lanciato, ha ottenuto da subito un ottimo riscontro, essendo anche la traccia che apre l’album posso affermare che si parte in grande stile, con un argenteo ritmo new-wave e sonorità barocche, evocative. This Is Not Your Life si svela con un ritmo percussivo e si attesta ad essere una delle canzoni meglio riuscite dell’album, il testo è profondo tanto quanto la musica ipnotica che ci arriva, è un’esortazione a cambiare vita, a migliorarsi, a non lasciarsi cadere, espressa magari anche in forma un po’ egotica ma efficace. Segue Shame, un brano accattivante, avvolgente e sicuramente quello più radiofonico.
Lost and Found cattura per la sua intro a cappella, seguita da un breve accompagnamento di piano solo per aprirsi poi con tutta la sua liricità su una possente base elettronica. Cheers potrebbe essere una fresca colonna sonora estiva, difatti è stata lanciata anche lei come singolo, mentre Shoulda Been You è quella più marcatamente rock oltre ad An Artisti Is an Artist. Fell in Love with a Girl si caratterizza per le sue tinte funky blues, mentre My Greatest Moment è la traccia più commerciale dell’album. Chiude l’importante lavoro la dolce ballad Meltdown con appigli romantici e che si presta in tutta la sua maestosità ad essere eseguita da un accompagnamento orchestrale. Ho volutamente escluso da questa carrellata la settima canzone dell’album che, a mio avviso, merita uno spazio diverso per un motivo particolare.
“The Painful Truth”, la dolorosa verità, reclama sincerità. Questo settimo lavoro discografico emana studio e ricercatezza in ogni sua traccia, al punto da diventare quasi ossessivamente manieristico e privo di spontaneità, quasi tutte le tracce si muovono secondo uno schema ben preciso e proporzionato, rispettando meccanicamente le leggi non scritte dell’odierno mercato discografico, il disco si lascia ascoltare, appassiona, ma si resta come in attesa di qualcosa che tarda ad arrivare, o che non arriva proprio, in particolare ci sono due grandi assenti: un pezzo che si lasci ricordare a lungo per la sua potenza (difatti sono quasi tutti allo stesso livello di impatto), e una canzone che possa lasciare a Skin la possibilità di esprimere al meglio tutta la sua potenza vocale, per questo motivo ho lasciato ad Animal un commento a sé in quanto è l’unica traccia nella quale c’è, si sente, una possibilità più ampia per la voce di Skin di brillare e di trapassare la sua barriera sonora.
“The Painful Truth” è stato scritto da tutti e quattro i componenti che per diverso tempo si sono riuniti in una fattoria del Devon, durante il post Covid, insieme si sono dedicati alla realizzazione dell’album e questo arriva, nessuna figura predomina sull’altra, c’è un grande senso dell’equilibrio e della misura, in questi termini è un ottimo album che ha lasciato il giusto spazio per esprimersi a tutti.
È il miglior album della carriera della band britannica? Se lo dice Skin sì, assolutamente sì, e io vi consiglio di ascoltarlo, però in cuor mio, sento il bisogno di dire che la potenza, l’innovazione e la profondità di “Post Orgasmic Chill” non è stata uguagliata, “The Painful Truth” è comunque un ottimo album che regala spunti e un’ottima base dalla quale ricominciare, un buon tempo passato ad ascoltare musica di qualità dalle tinte rock, elettroniche, funky, creata per arrivare




