Agenda Dei Buoni Propositi – Prima Danza
Recensione del disco “Prima Danza” (Dischi Uappissimi, 2025) di Agenda Dei Buoni Propositi. A cura di Piergiuseppe Lippolis.
Avete mai sentito parlare di Ellen West, una donna vissuta poco più di un secolo fa in Svizzera? Il suo caso fu studiato e reso celebre dallo psichiatra svizzero Ludwig Binswanger, considerato uno dei padri della psichiatria fenomenologico-esistenziale. In un saggio sul tema, Binswanger parlò dell’esperienza di West utilizzando concetti della filosofia heideggeriana, nel tentativo di comprendere a fondo una sofferenza psichica che sin dalla tenera età si era manifestata attraverso anoressia e bulimia, ma che mostrava i segnali di una sorta di “incapacità di essere nel mondo”. In questo senso, l’esistenza di West coincideva in maniera tragicamente perfetta con una sofferenza lancinante e questa irrisolvibile angoscia, dettata dalle difficoltà nel rapportarsi alle costrizioni della vita quotidiana e all’incedere inesorabile del tempo, trovò piena espressione in alcune lettere e in molte poesie, fino al suicidio consumato nel 1921, all’età di 33 anni, anche a seguito di una diagnosi di schizofrenia.
La premessa poco musicale era più che mai doverosa perché è a questi scritti e a questa vicenda, oggi divenuta paradigma della tensione fra identità e aspettative sociali, della ricerca di senso nell’esistenza e del rapporto col proprio corpo, che si ispira la “Prima danza” di Agenda dei buoni propositi, moniker dell’artista pugliese classe 2002 Tiziano Parente. Il disco, pubblicato da Dischi Uappissimi e distribuito da Artist First a partire da aprile, è di fatto un debutto, ma sin dalle prime battute la sensazione è di ascoltare qualcosa di ben più maturo e complesso per la sua profondità musicale, oltre che tematica.
“Prima danza”, inteso come ballo per esorcizzare e rifuggire il disordine mentale, risulta difficilmente incasellabile all’interno delle più classiche nozioni di genere: nel suo fluire, l’album rimane sempre saldamente ancorato all’elettronica, le cui trame mai del tutto prevedibili alternano momenti di grande densità e passaggi più stratificati, evidenziando tanto pulsioni sperimentali quanto velleità ambient e atmosfere cinematografiche. Ad aggiungere spessore ci sono campionamenti, linee di chitarra e intarsi pianistici, ma anche una voce fortemente evocativa che spesso ricorre a testi spezzati, a volte ostinatamente ermetici, qualche volta persino inafferrabili, quasi a voler rendere il peso di una condizione psicologica per sua stessa natura irrimediabile. Se l’impianto complessivo deriva da belle e coraggiose intuizioni compositive, il risultato finale è esaltato da un lavoro brillante in fase di produzione: il suono è pulito e tutti gli elementi appaiono riconoscibili, ma rimane consigliabile concedersi più di un ascolto per cogliere davvero tutte le sfaccettature.
“Prima danza” si schiude con 4 Maggio e la sua elettronica contrappuntata da note folk, in un esperimento che può evocare qualche trama dell’Iosonouncane di “Die”, attraversa due episodi strumentali e sfocia nelle trame fitte e tentacolari di Unica a ballare che, quasi improvvisamente, si scioglie e concede spazio alle parole, mentre sullo sfondo sembra agitarsi il vento, in un’atmosfera che si fa cupa, pesante. Uno degli epicentri emotivi del disco coincide, per ovvie ragioni, con Ellen West, sebbene il discorso prosegua ininterrotto proprio da Unica a ballare: i contorni delle parole si fanno più spessi, mentre il climax a livello sonoro è stavolta ascendente. Creami, che è anche l’unico singolo pubblicato per il lancio dell’album, tiene viva la tensione in modo diverso, con suoni più dolci e un tripudio di fiati ad accompagnare la rivisitazione di una poesia scritta dalla donna e imperniata intorno all’idea di un rapporto conflittuale col corpo, perfettamente racchiuso nella semplicità di un “creami / una seconda volta”.
Anche nel suo ultimo scorcio, però, “Prima Danza” regala momenti di grande qualità: la costruzione elaborata di Glanze, aperta da un pulsare ossessivo e chiusa da un tappeto sintetico dopo un morbido post rock su cui si staglia la voce che ripete “come Ellen West”, i vocalizzi rassicuranti di Di notte, quindi la conclusiva Biografia, realmente l’unico brano autobiografico, contraddistinto da parole quasi sussurrate e da un crescendo musicale in cui i suoni sembrano rincorrersi fra loro.
“Prima danza” è un concept album in grado di racchiudere e restituire in maniera clamorosamente vivida la patologia, attraverso una sequenza di percezioni e immagini che sono diretta emanazione di sonorità articolate, a tratti volutamente ostiche, ma capaci di conservare fascino e coerenza stilistica dall’alba al tramonto. Il debutto di Agenda dei buoni propositi suggerisce la possibilità di un percorso artistico e discografico di grande qualità: in attesa che queste sensazioni possano trovare conferma, non resta che consumare “Prima danza”, magari in vinile.




