Ann Annie – El Prado
Recensione del disco “El Prado” (Nettwerk, 2025) di Ann Annie. A cura di Sergio Bedessi.
Chi apprezza il minimalismo ascolterà sicuramente con piacere il sesto album di Ann Annie (al secolo Eli Goldberg), “El Prado“, uscito il 3 ottobre 2025 per l’etichetta Nettwerk.
Un’opera descrittiva, densa di reminiscenze di musica classica, un mix sapiente fra sonorità ambient e neo classico, con pochi interventi vocali, ben calibrati.
“El Prado“, che molto si rifà alle prime registrazioni dell’artista, è una riflessione sui primi stili utilizzati da Ann Annie, un guardare al passato applicandolo al presente, un album molto bello e delicato dove i singoli pezzi fluiscono per offrire all’ascoltatore un paesaggio musicale da far proprio. I brani hanno titolo semplici, the ocean oppure the field, e in questo senso sono i singoli elementi che compongono il quadro, ben più complesso, che l’artista intende delineare con l’intero album.
Opera introspettiva che di fatto esplora due temi, la riflessione interiore e lo scorrere del tempo, e che sicuramente mette in mostra l’abilità artistica, ma anche tecnica, di Ann Annie, che per fare questa operazione di creazione dei paesaggi sonori utilizza synth e loop di nastro, come già nei lavori precedenti.
Particolarmente intenso the meadow, sommesso e pacato, grazie anche alla delicatezza della chitarra e alla voce della cantautrice Frankie Cosmos (vero nome Greta Simone Kline), una sorta di ballade, dove la voce si muove circondata dai suoni.
Mentre pezzi come reprise, che inizia con i classici rumori della natura sui quali si innesta il motivo del pianoforte via via arricchito da altri motivi, oppure laurel, ben più ritmato con suoni di pianoforte preparato e sottofondi di mare con un intenso senso di fusione musicale, e the field, con la musica che inizia come musica ambientale alla quale si mescola poi un suono di clarino con un sottofondo detuned che crea un effetto particolare, risultano prettamente originali, altri risentono fortemente di influenze di musica classica.
In questo senso home, chiara reminiscenza sull’inizio del preludio della Suite n. 1 in sol minore (BWV 1007) di Johann Sebastian Bach, ma anche for violet, un pezzo che inizia con il solo pianoforte al quale poi si uniscono altri strumenti, delicato all’inizio e malinconico verso la fine, che nella conclusione, se si vuole una vera e propria chiusura dell’intero album, quasi una riflessione complessiva, è pressoché uguale, al di là della tonalità, alle battute finali del secondo movimento del concerto n. 2 di Sergej Rachmaninov.
Album bellissimo e delicato, con idee musicali che fluiscono l’una accanto all’altra a delineare paesaggi pacati che inducono l’ascoltatore alla riflessione interiore, un quadro musicale incantevole.




