Laura Jane Grace in the Trauma Tropes – Adventure Club

Recensione del disco “Adventure Club” (Polyvinyl, 2025) di Laura Jane Grace in the Trauma Tropes. A cura di Nicola Stufano.

Quello che stiamo commentando, signori e signore, è un disco che non verrà mai suonato in giro, di una band che non c’è più. Laura Jane Grace, nata Tom Gabel degli Against Me! e sua moglie Paris Campbell, co-cantante e co-autrice di quest’ultimo disco “Adventure Club”, hanno rotto malissimo appena dopo l’uscita del disco e di conseguenza la band è in fermo biologico almeno fino alla fine dell’anno, annullando tutti i concerti programmati. É solo l’ultimo step travagliato di una punk rocker dalla vita decisamente incasinata, figlio di un maggiore dell’esercito passato dalla dolce vita di Napoli a quella più difficile e agra di Naples (Florida), dall’abuso di droghe alle scritte ACAB sui muri, da 2 matrimoni repentinamente falliti al cambio di sesso, per arrivare a un terzo matrimonio a Las Vegas con la stand-up comedian Paris Campbell, conosciuta un mese prima. 

A queste condizioni è davvero difficile separare la vita privata dalla musica, e “Adventure Club” non ha alcuna intenzione di farlo. È un disco legato ad un momento più felice, registrato in Grecia nel 2024 con artisti locali (che di fatto sono i Trauma Tropes), il bassista Jacopo Fokas ed il batterista Orestis Lagadinos.  A Laura Jane Grace va dato atto di rappresentare in maniera robusta l’irriverenza del punk, al quale oltre agli stilemi classici mette il carico sulla sua componente transgender: è facile intuire con chi ce l’abbia quando andiamo ad ascoltare Fuck You Harry Potter; Wearing Black suggerisce sostanzialmente un outfit per la pride parade più appropriato per svoltarla a rivolta; il sing-along Your God (God’s Dick) è una canzone che gira da un po’  (assieme a WWIII Revisited che sembra risalga addirittura ai tempi degli Against Me!) e sembra che abbia fatto incazzare un po’ di gente dell’alt-right americana: strano si siano arrabbiati per un immagine di Dio che ti prende letteralmente a cazzi in faccia e spara fulmini dalle palle, vero? 

Intendiamoci, si tratta di uno di quei dischi che piace a chi piace il genere, buono per rinforzare repertorio live e fare un po’ di casino. Anche se qualche pezzo interessante nella sua semplicità c’è, viene in mente Walls che si porta in eredità un po’ della verve che portavano dentro i System of a Down quando si scagliavano contro il sistema carcerario. Laura Jane Grace magari non lo porterà più dal vivo, ma c’è da scommettere che continuerà ad avercela col mondo e a incasinarsi la vita a ritmo punk rock ancora a lungo. 

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