Neffa – Canerandagio parte 2
Recensione del disco “Canerandagio parte 2” (Numero Uno, 2025) di Neffa. A cura di Imma I.
A distanza di quattro mesi dall’uscita di “Canerandagio parte 1” in queste ore è stato reso pubblico il capitolo conclusivo del lavoro discografico che riconsegna Neffa, Giovanni Pellino, al suo universo d’origine, quale il rap è. “Canerandagio parte 2” segue la stessa metrica organizzativa della parte uno, anche in questo caso troviamo dieci tracce e numerosi featuring.
Non possiamo prescindere dalla parte uno per parlare della parte due, le collaborazioni erano diverse, particolarmente riuscite quelle con Franco126, Guè e Joan Thiele/Gemitaiz. Siamo stati subito immersi in uno scenario cupo, grigio, malinconico, fatto di barre serrate e messaggi taglienti, riflessioni sulla vita, sulla crescita, sul ritorno, c’è addirittura un titolo dedicato, Perdersi & ritorno, per quanto questo argomento sia ilfil rouge che segna il passo per tutto il disco.
Neffa, alla soglia dei sessant’anni, fa una profonda riflessione su quella che è stata la sua vita e, di conseguenza, la sua ricerca musicale, dopo i primi successi con l’album “Neffa & i messaggeri della dopa” nel quale è presente il brano Aspettando il sole, che gli ha conferito la notorietà nazionale, e “107 elementi”, Neffa ci stupì tutti quanti quando decise di dedicarsi alla scrittura di una musica più commerciale e radiofonica, essendo stato uno dei precursori del genere rap/hip hop in Italia questo destò non poco malcontento nei fan della prima ora, ma generò un interesse sincero in chi era più avvezzo a sonorità leggere, pop e commerciali. La mia signorina, brano del 2001, sancì la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra. A distanza di ventiquattro anni, dopo successi come Prima di andare via, Passione, Cambierà, il cantautore campano, ma bolognese d’adozione, ha deciso di ritornare alla sua essenza e ci ha consegnato due capitoli davvero notevoli.
In diverse tracce viene campionata, riproposta, accennata Aspettando il sole, ma non è l’unica canzone della quale si sente risuonare l’eco nelle nuove tracce pubblicate, “Canerandagio parte 2” ci invita a una riflessione profonda sul tempo che passa, sulle scelte prese e quasi sempre sbagliate, è un disco che ci mostra l’uomo, non l’artista platinato, vincitore di numerosi riconoscimenti, solo l’uomo che, seduto sulle scale della coscienza si mette a fare i conti con la vita a suon di barre, scratch e melodie soul R&B, è un album ottimamente riuscito questo “Canerandagio parte 2” che colpisce a fondo e induce a introspezioni profonde. Non potevano mancare collaborazioni con gli amici di un tempo, primo tra tutti Kaos, uno dei messaggeri della dopa, Jack La furia, J-Ax, ma anche amici nuovi, e sinceramente vocalmente indicati per questo album, come Mahmood.
Show ci introduce scratchando in questo nuovo capitolo attraverso i finestrini di un treno in corsa, Bianconero è uno dei brani più intensi dell’album, si parte subito con il viaggio sul viale dei ricordi “Oggi è un altro giorno e sono pronto. Lascio indietro un mondo” le voci di Neffa e di Jack La Furia si amalgamano alla perfezione sembrando l’una l’estensione di quella dell’altro, Domani affronta il tema del cambiamento e ritorna in loop il suo consiglio che conosciamo bene: devi stare molto calmo. Inquinare con Coez parla di relazioni, di come alla fine di una storia due persone abbiano preso e abbiano dato, condizionandosi, cambiandosi, inquinandosi a vicenda; Burnout è una dichiarazione sincera di come vanno alcune vite tra ansie, paure, angosce e solitudini, una storia comune a tanti; Deidellolimpo con Kaos è la canzone più bella, incisiva e profonda dei due capitoli, quella che ti resta dentro, gli dei diventano gli antagonisti in una sfida serrata tra barre, rime e rabbia “Perché pensare ormai è un reato, questa è la nostra accusa, il diavolo è il mio avvocato”; Santo subito/Rubik è la canzone più di protesta, nella quale si parla del caos che affligge questi tempi moderni e di quanta pazienza occorra per sopportare tutto, proprio tutto, anche il rumore del chiacchiericcio superficiale, tossico, falsato; Uno come me con J-Ax è una sorta di dichiarazione d’intenti verso tutto ciò che ci circonda, un’espressione libera e sincera di presa di distanza da tutto ciò che è omologato; Lunarossa con Mahmood è la ballad romantica che racconta la fine di un amore e tiene “il conto delle cose che ho perso”; Addio con Salmo è un requiem imponente, quasi disturbante per quanto è sincero e crudo. Nel momento della morte si fanno i bilanci, si vedono i volti di chi si è amato e ci ha amato per davvero, si pagano i conti con la propria morale, è un brano forte, a due voci di intensità cupa e cruda.
Questo è sicuramente il disco della maturità, delle amicizie ritrovate, delle evocazioni di un tempo che non c’è più, delle citazioni anni Novanta, di chi finalmente si concede di essere quello che sente, che porta ferite e non ha paura di mostrarle, di chi dice: “sono questo, o ti piaccio, o fai quello che ti pare”. E credo che, con questa maturità e con questa carriera alle spalle, il cantautore Neffa possa anche meritarsi di essere solo ed esclusivamente Giovanni.




