Beat – BEAT LIVE
Recensione del disco “BEAT LIVE” (Inside Out Music / Sony Music, 2025) dei Beat. A cura di Matteo Baldi.
Quando ho letto la line up di questa super band mi è caduta per la mascella al suolo e sono rimasto per un attimo immobilizzato dalla incredibile quantità di talento che mi si parava davanti. Due degli ex-membri dei King Crimson, ovvero Adrian Belew e Tony Levin, per la voglia di portare dal vivo alcune delle opere della leggendaria band prog, hanno ben pensato di avvalersi della compagnia di due dei virtuosisti dei rispettivi strumenti più innovativi e geniali della scena musicale moderna, vale a dire Steve Vai e Danny Carey. La recensione potrebbe anche finire qui perché non penso che si possa discutere sul fatto che vale sempre la pena ascoltare cosa combinano degli elementi di così alta caratura musicale e artistica ma per stavolta faremo uno sforzo e cercheremo di evitare l’ovvio.
I quattro hanno deciso di concentrarsi su tre album della lunga carriera dei King Crimson, precisamente “Discipline“, “Beat” e “Three of a Perfect Pair“, ovvero le pubblicazioni cardine degli anni 80, momento in cui la band era ampiamente matura e già riconosciuta come un capostipite del rock progressivo e della musica leggera in generale. L’intento è quello di semplificare sia la line up sia l’arrangiamento delle canzoni in modo da poterle proporre dal vivo in una chiave più diretta e l’esperimento è ampiamente riuscito ed è inoltro un modo per riscoprire la genialità delle composizioni della band inglese che supera ampiamente la prova del tempo, dimostrando come i generi e i periodi storici della musica sono sempre un elemento secondario rispetto al suo peso artistico che è in grado di superare tutto e rendersi ancora rilevante anche ora dopo quasi 50 anni.
Non siamo di fronte ad un album di musica originale quindi, ma è un disco live. Tuttavia data la novità portata dai componenti della band siamo sicuramente più vicini a qualcosa di nuovo che a una semplice riproduzione di pezzi, proprio per le forti personalità artistiche che ne prendono parte oltre che alla reinterpretazione direi abbastanza libera. Le registrazioni sono di una qualità eccelsa e anche le esecuzioni sono davvero pregevoli, si sente distintamente la mano di Danny Carey sulla batteria, direi che si abbina molto bene tra le strane metriche dei pezzi, cosa a cui non è sicuramente nuovo, come anche Steve Vai riesce a impersonare i brani con maestria mettendo personalità artistica a disposizione della musica.
In conclusione posso dire che ho apprezzato particolarmente queste registrazioni, mi sono calato nei labirintici pezzi dei King Crimson resi in una nuova interessante veste, consiglierei a tutti gli appassionati della band di sentire questo splendido album live, ma sono sicuro che non rimarranno delusi anche gli amanti del progressive in generale e addirittura anche i fan dei Tool e di Steve Vai potranno avere la loro parte di soddisfazione.




