Tortoise – Touch
Recensione del disco “Touch” (International Anthem/Nonesuch, 2025) dei Tortoise. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.
Chi dava i Tortoise per morti si dovrà ricredere, e anche in fretta. Ah, parlo di me. Perché ad una certa ho temuto il peggio. Iniziavo così la recensione di “The Catastrophist”. Autocitarsi non è il massimo, lo so, ma di anni tra quel disco e “Beacons of Ancestorship” ne erano passati sette e, quindi, perché non farci temere il peggio facendone passare nove?
L’arte non segue le logiche di mercato. Scontatezze? Certo che sì. Altrettanto scontato è il risultato di un nuovo album composto e suonato da Dan Bitney, John Herndon, Douglas McCombs, John McEntire e Jeff Parker. Non giriamoci tanto attorno, se parliamo di Tortoise, parliamo di qualcosa di un livello tanto alto che, forse, persino recensirlo potrebbe risultare pleonastico. Ma è il nostro lavoro, e noi lo svolgiamo diligentemente.
Cos’è, “Touch”, un album registrato tra la natia Chicago, Los Angeles e Portland (due membri nella Windy City, due in quella degli Angeli e uno solo nell’ultima delle tre)? “Touch” è un disco che balla senza posa, costruito ritmica su ritmica di modo che i piedi non possano stare fermi, proprio come nel video di Layered Presence. E allora che si muovano, spinti dal motorik, dalle distorsioni che premono sotto la superficie, dal clapping che si può udire in lontananza, dai baluginii elettronici che grondano a cascata Settantiana, chitarre che ora legano, ora avvampano, accompagnano brani che celano languori notturni, quindi arpeggiano, vellutate.
“Touch” è un disco con casse in quattro e sentimenti trance che proprio non ne vogliono sapere di nascondersi, ma anche capace di inserti d’orchestre lunari, tutte archi e melodie carezzevoli, di svolte synth-wave che non sai se aspettarti o meno, ma anche un disco capace di involate jazz che fanno sognare sogni color cenere, senza dimenticarsi di essere al contempo pure funkadelico, con tempi fuori dall’ordinaria amministrazione, ma pur sempre funkadeico.
“Touch” è un disco dei Tortoise. E i Tortoise lo possono fare un disco meno che straordinario? Dai che la risposta la sapete.




