Serj Tankian – Covers, Collaborations & Collages

Recensione del disco “Covers, Collaborations & Collages” (Serjical Strike/Create Music Group, 2025) di Serj Tankian. A cura di Diego Civino.

Con Serj Tankian non esistono dischi “minori”: ogni uscita mette alla prova la sua idea di musica e di mondo. “Covers, Collaborations & Collages” (uscito il 24 ottobre 2025) non è un ripostiglio di rarità: è un ritratto in movimento, una raccolta che tiene insieme dieci pezzi di vita artistica senza incasellarli, ma lasciandoli vibrare dentro la stessa corrente. È anche il capitolo conclusivo di un percorso iniziato dieci settimane fa con una release a cadenza settimanale: un brano alla volta, una storia alla volta.

Electric Dreams è il varco: pianoforte in sottrazione, voci sovrapposte, un’ipnosi che preferisce la vertigine lenta al colpo di scena. Subito dopo la curva elettronica di A Seed, firmata con Deadmau5: freddo digitale e calore vocale si rincorrono, battito scuro e melodia in controluce. Due mondi opposti che trovano un punto di contatto credibile, e soprattutto necessario. La parte “cover” racconta le radici senza nostalgia. I’m Counting on You di Chris de Burgh diventa una confessione asciutta, quasi senza zucchero; When Death Arrives del cantautore armeno Ruben Hakhverdyan è memoria e rito: uno sguardo diretto sulla mortalità che riporta la voce al suo punto più umano.

Nel cuore inedito stanno le traiettorie più sorprendenti. I’m in Heaven è un valzer storto, teatrale e illusorio; Things Unspoken, duetto con Bic Runga, riduce i colori per far emergere il non detto; I Found You riapre il file Jazz-Iz-Christ: jazz e malinconia sospesa, una lettera rimasta nel cassetto. Kneeling Away from the Sun aggiunge trazione rock con la chitarra di D.S. Bradford, mentre Apocalyptic Dance, composta con Lucas Vidal, ha la grandezza da colonna sonora e un verso che fotografa l’epoca con crudeltà. Perfino Sonic Expulsions funziona da laboratorio sonoro: elettronica granulosa e frammenti che si attraggono e si respingono. La sorpresa è la tensione che regge tutto: ogni traccia sembra un’isola, eppure nel flusso dell’ascolto le distanze si azzerano. Dalle radici armene alle incursioni elettroniche, dalle cover sussurrate alle aperture sinfoniche, tutto converge in un’unica geografia emotiva.

La forza del progetto non è l’elenco delle collaborazioni, ma il modo in cui convivono: dall’elettronica di Deadmau5 alla grazia sospesa di Bic Runga, fino al sinfonismo contemporaneo di Lucas Vidal, ogni incursione amplia la tavolozza senza diluire la firma. “Covers, Collaborations & Collages” non mette ordine definitivo: preferisce l’inquietudine alla posa, la ricerca alla citazione, l’attrito al déjà-vu. È un ritratto più onesto di qualsiasi “best of”, perché invece di levigare lascia parlare Serj Tankian con tutte le sue voci.

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