Ragana & Drowse – Ash Souvenir

Recensione del disco “Ash Souvenir” (The Flenser, 2025) di Ragana e Drowse. A cura di Nicola Stufano.

A poco distanza dallo straniante “In the Earth Again” di Chat Pile e Hayden Pedigo, dagli Stati Uniti arriva un altro interessante split tra realtà apparentemente differenti tra loro, stavolta marcato completamente The Flenser, che vede protagoniste le rivelazioni del queer black metal da una parte, le Ragana, e dall’altra un’artista ormai da molti anni tra le fila dell’etichetta californiana, Drowse, più vicino a sonorità folk e cantautorali, ma verso sonorità più drone. 

I parallelismi vedono, oltre all’intrigante mix di rumori e suoni più compressi (anche se le Ragana hanno messo al centro un’interessante vena slowcore), un orientamento all’oscurità della provincia americana, ma per una ragione molto diversa. “Ash Souvenir” ha al centro della sua narrazione qualcosa che il trio non ha vissuto in prima persona, ma fa parte della memoria collettiva di tutto il nord-ovest pacifico: l’eruzione del vulcano St. Helens nel 1980, un evento devastante per la vita e per la natura di tutta quella zona, tramandato tra gli altri dalla nonna di Noel D.K. Gilson, una emigrata lettone che ha vissuto gli ultimi 25 anni della sua vita in una baita costruita da sé nelle foreste dello stato di Washington.  L’eruzione è dunque il pretesto per un racconto più ampio di isolamento e contatto con la natura, raccontato attraverso atmosfere sì cupe, ma più eteree che malinconiche. E in questo dà una bella mano proprio Drowse, un po’ come Hayden Pedigo nel sopra citato split.

Eseguito la prima volta a Tilburg l’anno scorso al Roadburn Festival col nome provvisorio di “The Ash”, “Ash Souvenir” è una suite in 4 tracce, di cui la prima è scissa in 3 movimenti che musicalmente rappresentano un po’ tutte le anime del trio: quella sperimentale, quella black (il secondo movimento ricorda subito Bergtatt, quando gli Ulver si ‘limitavano’, per modo di dire, al black metal: anche lì, seppur in un contesto diverso, erano i boschi e le località più remote a fare da scenario), e quella acustica. Drowse compone anch’egli con chitarra e si prende più spazio in Atfter Image, che suona tanto Mogwai nel periodo di Mr. Beast, quando cercavano di dare romanticismo alle distorsioni. La terza traccia possiamo considerarla sostanzialmente un intermezzo in vista della chiusura, la trascinante title track dove risuona ancora l’onda lunga delle atmosfere di “Desolation’s Flower”, pensando a pezzi come Pain esattamente a metà strada tra black e slowcore.

Come sempre, ciò che arriva da The Flenser nel caso peggiore somiglia tanto ad altri lavori degli stessi artisti. E’ abbastanza il caso di “Ash Souvenir”, molto Ragana-oriented: ma le due streghe ( è ciò che significa ‘Ragana’ in lettone, sostanzialmente) hanno ben capito che quando si suona in due è importante contaminarsi e cercare sempre nuovi stimoli attorno. “Ash Souvenir” suona come un disco delle Ragana, ma suona decisamente bene, fresco e atmosferico com’è, ricordandoci quanto il black metal possa essere vivo quando i suoi interpreti non cercano la riproduzione pedissequa del passato (neanche quando raccontano di qualcosa come le vicende dello stato di Washington, che al passato appartiene eccome). 

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