Umberto Maria Giardini – Olimpo Diverso
Recensione del disco “Olimpo Diverso” (La Tempesta Dischi, 2025) di Umberto Maria Giardini. A cura di Imma I.
Se poteste esprimere la bellezza, sarebbe qualcosa di sfacciato e irruento o di delicato, pervasivo e quasi etereo? Per quanto ci siano al mondo cose eccentriche che ritengo belle, preferirei sempre qualcosa di impalpabile, che mi arrivi delicatamente ma che mi lasci addosso sensazioni profonde di benessere. Questo è quello che mi è capitato con il nuovo lavoro in studio di Umberto Maria Giardini, “Olimpo diverso”, un disco costituito da dieci tracce che segnano un lento sfumare tra la musica d’autore, che abbiamo avuto modo di conoscere in questi ultimi tre decenni, e la musicalità che arriverà da questa pubblicazione in poi.
Il bagaglio di emozioni che ci ha regalato nel tempo il cantautore marchigiano è bello sostanzioso, importante, eppure con “Olimpo diverso” riesce pure a superarsi. Le canzoni seguono una doppia linea: quella più classica e quella più sperimentale, con suoni elettronici e interventi in digitale, eppure permane l’essenza dell’ottimo cantautorato italiano strumentale. Il disco è introdotto dalla title track e da belle chitarre di accompagnamento, la linea è già chiara, UMG ha qualcosa da dire a tutti noi, a come ci stiamo perdendo in questo mondo.
Frustapopolo è la canzone più sentita dell’album, con guizzi di elettronica, melodia malinconica, accompagnamento del sax e un testo che mette a nudo ormai l’ipocrisia dell’animo umano, il finale dilatato ricorda espansioni epic prog. Topazia inaugura l’era sperimentale con importanti contaminazioni elettroniche e un testo ben costruito e importante “dando una ragione al motore ingolfato dell’amore”, Paga la vita ha una intro di chitarre ed è un richiamo evidente al progetto Moltheni, è stupenda per le vibrazioni che emana e per la scia di evocazioni che suscita complice anche un hippy style à la Blind Melon.
Vipera blu è una canzone profonda dalle tinte folk, con una musica sublime e una nostalgia vibrante, in diverse tracce si affronta la fine di un amore “nel tormento del tuo io mi vedo anch’io”, Energia è il brano sferzante del disco, sonorità rock riecheggiano su un testo che ci conduce verso la nuova direzione, che ci apre su un nuovo panorama. Pietre nell’accappatoio è un momento di ascolto meraviglioso, anche in questo caso riemerge tanto Moltheni, quasi da farci ricordare E poi mi vieni a dire che questo amore non è grande come tutto il cielo sopra di noi, l’accompagnamento del pianoforte è da brividi, è una canzone che affronta il dolore della perdita, senza abbandonarsi ai sentimentalismi dei ricordi, ma aggrappandosi al freddo cinismo della razionalità “dormiamo un po’ che uccidiamo la noia”, si percepisce tutto il finale di qualcosa che è stato bello ma che inevitabilmente muore.
Capire prima che accada fa sempre parte del nuovo ciclo elettronico e il suo testo è sempre volutamente riflessivo, ancora una volta si parla dell’incapacità di essere se stessi, di uscire allo scoperto, di dire ciò che si sente per davvero. Mega estate è il brano strumentale sperimentale, le visioni sono ampie, i passaggi sonori rivelano una curiosità al genere elettronico che merita sicuramente di essere approfondito. Acquaforte è il giusto finale per un album diretto, dolce ma forte, delicato ma razionale, antico ma che si apre al nuovo, senza lieto fine ma perfettamente calato nelle torbide acque nere senza un’uscita, per ora.
Esiste in Italia un cantautore con una voce più caratteristica di Umberto Maria Giardini? Io credo di no e in questo album manifesta senza spocchia tutta la diversità rispetto alla musica che c’è in giro. È un album che, come dicevamo all’inizio, si muove su due linee tra canzoni accompagnate da soli strumenti musicali, e che potremmo definire classiche, e canzoni con accompagnamento elettronico, attraverso le quali si muove la sensibilità del cantautore che ci è nota da sempre ma che continua a seminare meraviglia e grazia tutto intorno. È sicuramente un disco che apre a una nuova strada ma che appare già chiaro sin da ora che merita di essere percorsa.
“Olimpo diverso” è un album musicale che riequilibra anima, spirito e cuore, fatevi un regalo e ascoltatelo.




