Th Da Freak – Negative Freaks

Recensione del disco “Negative Freaks” (Howlin’ Banana Records / Flippin’ Freaks Records / Les Disques Du Paradis, 2025) di Th Da Frak. A cura di Alessandro Piccin.

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L’idea che Thoineau Palis, aka Th Da Freak, debba rinunciare allo scrolling per iniziare davvero a “fare” non regge all’esame dei fatti. In soli otto anni, ci ha infatti regalato quattordici uscite tra LP, EP, raccolte di demo e split. Una discografia impressionante, fatta di omaggi lo-fi e culto del beautiful loser. Con “Negative Freaks” – uscito per le etichette indipendenti Howlin’ Banana, Flippin’ Freaks e Les Disques Du Paradis – arriva però un grosso cambiamento: per la prima volta, Thoineau apre il processo creativo alla band al completo, un ensemble ben rodato composto dai fratelli Sylvain (basso) e Rémi (tastiere), da Benjamin Monnereau (chitarra) e da Quentin Plantier (batteria).

Ogni brano riflette dunque l’anima composita del gruppo: Quentin e Sylvain (Siz) giocano con strutture ritmiche spezzate (l’introduttiva WAS Mode) e fondamenta al limite dello sludge (I’m Still e Snooby), mentre Rémi (Animalmore) e Benjamin (Lemon Rose) lavorano sull’armonia, mescolando melodie sixties e tuonate noise con grande intelligenza (certamente Rage is Consuming Me, ma anche l’esplosiva combo conclusiva Lost The Kids/White Punk Ass). A fare da bussola ci pensano due pietre miliari carissime alla band: “Bleach” dei Nirvana (1989) e “Strange House” dei The Horrors (2007).

Registrato in appena quattro giorni ai Cryogène Studio con Benjamin Mandeau, “Negative Freaks” si presenta dunque come un disco nervoso e ispirato, che affonda certamente le radici nel grunge più sporco (Mudhoney, TAD, Wipers), ma che sorprende con deviazioni pop e psichedeliche, siano divertissement alla Built to Spill (la splendida Infinite Love), parentesi solenni alla Jason Pierce (Shut It, unico momento di respiro del disco), tuonate dal retrogusto shoegaze (Kelso, un improbabile incrocio tra A Place To Bury Strangers, e Weezer) o cavalcate in direzione Madchester (Don’t Leave The Town, pezzo che strizza decisamente l’occhio ai conterranei Bryan’s Magic Tears).

Sul piano lirico, Thoineau si (ri)conferma autore ironico e sfuggente, catapultandoci in un universo plasmato da Nintendo e MTV dove regnano gli spiriti antieroici di Homer Simpsons, Beavis and Butt-Head. Seppur i riferimenti ai nineties siano dunque evidenti (anzi, dichiarati), la scrittura e l’energia risultano decisamente attuali e squisitamente personali, come già evidenziato in “Freakenstein” (2019). 

Per noi, “Negative Freaks” è una nuova vetta qualitativa per il progetto Th Da Freak, che riesce a lasciare il segno anche giocando di squadra.

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