Julianna Barwick and Mary Lattimore – Tragic Magic
Recensione del disco “Tragic Magic” (InFiné, 2026) di Julianna Barwick e Mary Lattimore. A cura di Sergio Bedessi.
Interessantissimo album quello che vede Julianna Barwick e Mary Lattimore, ambedue compositrici di musica sperimentale, utilizzare, grazie all’etichetta InFiné, la collezione di strumenti musicali del Musée de la Musique (Parigi) per produrre sette brani di alto spessore artistico e impatto emotivo.
Nel nuovo “Tragic Magic”, uscito il 16 gennaio 2025, si possono così ascoltare intriganti combinazioni fra l’arpa, una delle tre antiche (fra il 1728 e il 1873), scelte e suonate da Mary Lattimore, e synth analogici, suonati da Julianna Barwick e che per l’inconsueta performance ha scelto dalla collezione di strumenti un Roland Jupiter-8 e un Prophet-5 della Sequential Circuits. Una serie di pezzi che offrono all’ascoltatore momenti emotivamente molto densi, con un uso dell’arpa ricercato ma non lezioso, che conferisce ai brani un sapore intimistico.
Riguardo Mary Lattimore si può dire che questa artista abbia ridefinito il ruolo dell’arpa nel panorama contemporaneo, traghettando lo strumento dai conservatori alle avanguardie sonore. Il suo stile distintivo nasce dall’incontro tra il rigore accademico e un’anima profondamente sperimentale, dove l’uso sapiente di pedali ed effetti elettronici trasforma le corde dell’arpa in paesaggi ambient e fortemente onirici. Grazie alla sua versatilità è divenuta una delle collaboratrici più ricercate della scena indie e rock, intrecciando il suo talento con icone del calibro di Thurston Moore, Kurt Vile, Sharon Van Etten e i leggendari Slowdive.
Parallelamente, Julianna Barwick è un’artista che è riuscita a esplorare i confini della voce umana, elevandola così a pilastro della musica ambient sperimentale. Utilizzando tecniche di looping abbastanza raffinate, la compositrice statunitense riesce a costruisce architetture corali eteree che affondano le radici nel suo passato, influenzate sicuramente dai canti a cappella dell’infanzia. Le sue composizioni sono veri e propri arazzi sonori intessuti di armonie e riverberi naturali, capaci di incantare artisti eclettici come Jónsi dei Sigur Rós, Philip Glass e Yoko Ono.
Il legame artistico tra Julianna Barwick e Mary Lattimore è testimoniato non solamente dalle frequenti condivisioni di palco, ma anche da una profonda affinità elettiva che le vede spesso collaborare, unendo l’arpa “elettrica” della Lattimore alle cattedrali vocali della Barwick. Con “Tragic Magic” questo legame artistico ed emotivo si consolida e si perfeziona e alcuni pezzi dell’album lo dimostrano in modo particolare.
Perpetual Adoration, ispirato dall’osservazione del cartello posto presso la cappella dell’adorazione perpetua del Santissimo Sacramento nella Basilica del Sacré Coeur a Montmartre, e dal canto di una suora, è un pezzo costruito in modo mirabile. Dapprima i suoni di un’arpaÉrard a doppio movimento (1873), di fatto la prima arpa a pedali moderna, tracciano una trama delicata e significativa sulla quale si innesta la voce, per poi concedere spazio nella parte centrale al Prophet-5, chiudendo il tutto in modo molto pacato. The Four Sleeping Princesses è un brano molto lungo che coniuga lo stile neoclassico con la lenta costruzione del post-rock, utilizzando una tecnica di ripetizione con lievi cambiamenti che indulge al minimalismo compositivo. Nel complesso un pezzo perfettamente calibrato, che incanta l’ascoltatore.
Rachel’s Song, famoso pezzo di Mary Hopkin e Vangelis (1994) e parte della colonna sonora del film “Blade Runner”, viene qui eseguito in una versione più eterea rispetto all’originale, dove l’uso dell’arpa conferisce al pezzo un sapore vagamente medioevale, facendolo forse risultare meno convincente rispetto all’originale. Temple of the Winds, brano di Roger Eno, è stato registrato utilizzando l’arpa più antica del museo (un’arpa Jacob Hochbrücker del 1728, costruttivamente diversa dall’arpa odierna), cosa che effettivamente dona un sapore particolare all’esecuzione, tanto più per il contrasto con la voce e con i suoni del synth.
Complessivamente “Tragic Magic” è un magnifico album, sicuramente originale e che spicca nel panorama musicale neo-classico, non solo per gli accostamenti timbrici fra sintetizzatori e arpa, ma anche per l’uso di strumenti antichi che regalano all’ascoltatore sonorità perdute, un album da ascoltare per chi ricerca pace interiore.
“Tragic Magic”, che fra l’altro è stato registrato in soli nove giorni, a testimonianza della altissima capacità professionale delle due artiste, conferma sicuramente Julianna Barwick e Mary Lattimore fra le massime esponenti del loro genere.




