Planet Funk – Blooom

Recensione del disco “Blooom” (Wisemama, 2026) dei Planet Funk. A cura di Haron Dini.

A quindici anni di distanza da “The Great Shake“, i Planet Funk tornano sulla scena discografica con “Blooom“. Non è solo un nuovo capitolo di inediti; una fioritura (come suggerisce il titolo) che arriva dopo un lungo inverno segnato da successi globali, ma anche da perdite incolmabili. Un’eredità grande, quella del collettivo – oggi guidato da Alex Neri, Marco Baroni, Dan Black e Alex Uhlmann – che firma un lavoro che porta impresso il DNA originale del progetto, pur guardando con decisione al futuro.

Ma è impossibile ascoltare “Blooom” senza percepire l’ombra e la luce dei suoi fondatori: Sergio Della Monica e Domenico “Gigi” Canu. La scomparsa di Gigi nel 2025, che segue quella di Sergio nel 2018, ha inevitabilmente caricato l’album di un significato profondo. “Blooom” diventa così un tributo vivente, un ringraziamento, un mosaico sonoro dove il ricordo non è nostalgia paralizzante, ma linfa creativa che spinge il gruppo a continuare l’esplorazione tra elettronica, rock e pop d’avanguardia.

Nato al termine di un anno frenetico passato tra sessioni in studio e un’intensa attività live in Italia e all’estero, l’album riflette l’energia del palco. La cifra stilistica è quella inconfondibile del gruppo: Sperimentazione sonora, una cura per i synth e le tessiture elettroniche. Le vocalità poliedriche e alternanza e fusione delle voci di Dan Black e Alex Uhlmann che garantiscono una varietà cromatica che spazia dal clubbing più sofisticato a melodie di ampio respiro.

Uno dei punti di forza assoluti dell’album è il ritorno di Dan Black. La sua voce, iconica sin dai tempi di Who Said, riesce ancora oggi a dare quel tocco di “indie-pop internazionale” che ha reso il gruppo famoso in tutto il mondo. Ma non c’è solo lui: l’album esplora diverse sfumature vocali, mantenendo sempre un’altissima qualità interpretativa. In The World’s End, un brano quasi profetico, mette in mostra la capacità del gruppo di scrivere testi significativi, oppure in Any Given Day: Forse il cuore pulsante del disco, dove la melodia si fonde con una malinconia sottile, tipica della loro scrittura più matura.

Un disco “adulto”, che non insegue le mode passeggere della EDM contemporanea. È un album di un po’ di musica elettronica fatto con strumenti veri, testa e cuore. “Blooom” è la prova che i Planet Funk sono un’entità organica capace di rigenerarsi. È un album che sa di rinascita, un omaggio a chi ha iniziato il viaggio e un regalo a chi ha aspettato quindici anni per tornare a ballare sotto questo cielo elettronico.

I Planet Funk dimostrano che si può evolvere restando fedeli a se stessi. È un omaggio perfetto a Sergio Della Monica e Domenico Gigi Canu, ma è anche il manifesto di una band che ha ancora molto da dire nel panorama internazionale.

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